Chi Siamo | In Primo Piano | Link | Le Bands | Contatti | Iniziative Culturali | Testi Blues | Mailing List | Interviste | Concerti | Articoli | Bacheca Annunci

                                                                                                                                                         Tesi Blues
 
Davey (Davy) Graham  
di Guido Sfondrini

A completamento della trilogia di articoli dedicata al folk blues acustico inglese degli anni 60/70, iniziata con Gerry Lockran e proseguita con Graham Hine e i Brett Marvin & The Thunderbolts, mi è parso doveroso dedicare una retrospettiva a Davey (Davy) Graham. Raffinato e originale cantante e chitarrista, sperimentatore di nuove sonorità, anticipatore della world music e geniale esecutore di particolari tecniche chitarristiche, Graham è stato, a detta di molti, il miglior interprete della sei corde acustica nell’Inghilterra di quel periodo così piena di creatività ed influete per tutta la storia della musica moderna.
Graham nasce nel 1940 a Hinckley, nel Leichestershire, da padre scozzese (da cui eredita la passione per la musica) e madre della Guyana Britannica. Comincia col suonare l’armonica per poi intraprendere (a 12 anni) lo studio della chitarra classica. Da adolescente ascolta il chitarrista Steve Benbow, uno che suonava la chitarra con influenze folk nord africane e, nello specifico, marocchine. Graham rimane fortemente colpito da quei suoni esotici che influenzeranno il suo stile e la sua vena compositiva per tutta la carriera.
A questo punto qualcuno dirà: “ma... il Blues, cosa c’entra?”, c’entra eccome poichè Davy affiancherà sempre al folk ed al jazz sue reinterpretazioni acustiche di brani dei vari: Broonzy, Leroy Carr, Leadbelly e Willie Dixon, dimostrando un amore viscerale per il blues al pari di un altro grande chitarrista virtuoso, quel John Fahey che negli stessi anni inizia a suonare dall’altra parte del mondo, nell’assolata California.
Nel 1959 Graham appare in TV a "Monitor" (trasmissione dedicata all’arte) con il documentario “Houd Dogs and Bach’s Addicts. The Guitar Craze”, con la regia di Ken Russell: il suo primo momento di pubblica notorietà.
Nel 1960 parte per una vacanza in Australia. Il viaggio aereo contempla la sosta tecnica di un’ora a Bombay. Da quell’incorreggibile world traveler che è sempre stato (aveva anche viaggiato in Grecia, Turchia, Marocco, Iran e altri posti in Nord Africa, quando girare il mondo non era così facile come adesso…), Davy Graham riesce a prolungare la breve sosta in un soggiorno di sei mesi in India e, a seguito di quest'avventurosa esperienza, nascerà il suo amore per la musica e la cultura indiana che avrebbe sviscerato nei suoi lavori.
A 19 anni dedica una composizione alla sua fidanzata: il titolo del brano è "Angie" (niente a che fare con gli Stones…), divenuta più nota come "Anji", che sarà il suo brano più conosciuto ed avrà celebri covers (controverse per Graham…) di: Bert Jansch, Chicken Shack e Simon and Garfunkel. La canzone sarà registrata per l’EP "3/4 AD" (Topic), suo primo lavoro discografico inciso assieme ad Alexis Korner nel 1961, pubblicato nel 1962 e progenitore di tutto il folk rock britannico.
Divenuto professionista della musica, incide il suo primo 33 gg. "The Guitar Player", uscito nel 1963 per l’etichetta Pye/Golden Guinea, una raccolta di composizioni strumentali prevalentemente jazz (Sonny Rollins, Bill Evans, Horace Silver…), ma anche blues (Leroy Carr e Ray Charles), arrangiate per sola chitarra da Graham, coadiuvato solo in alcuni brani dal batterista Bobby Graham. Il risultato che ne deriva è entusiasmante.
Nel ‘63 partecipa alla colonna sonora del film "The Servant" (noto in Italia come “Il Servo”) di Joseph Losey; suona con i Thamesiders (band post skiffle) con il chitarrista Martin Carthy (in seguito leader di famose band folk rock come gli Steeleye Span e l’Albion Country Band), purtroppo con scarso successo, e registra un EP per la Decca: "Thamesiders & Davey Graham". Nel ‘64 vive una breve esperienza come chitarrista nei Bluesbreakers di John Mayall e, sempre in quell’anno, registra il suo secondo lp "Folk Blues and Beyond" per la Decca. Il lavoro più blues della sua discografia contiene brani come "Rock My Baby", "Leavin Blues", "Cocaine", "Goin Down Slow", "My Baby", e brillanti covers di "Better Git In Your Soul" di Mingus e "Don’t Think Twice It’s All Right" di Bob Dylan. "Folk Blues and Beyond" oltre ad aver influenzato celebri chitarristi rock blues come Jimmy Page e Eric Clapton, è caratterizzato dall’utilizzo di scale particolari (DADGAG tuning) che danno ad alcune songs ("Maajun", "Mustapha") sonorità etniche decisamente orientaleggianti.
Nel 1966 incide "Midnight Man" (Decca), un crossover jazz/blues con brani quali: "Stormy Monday" di T-Bone Walker e "Watermelon Man" di Herbie Hancock. Qui Graham è ancora una volta da solo con la sua chitarra. Questo disco è preceduto nel 1965 da "Folk Roots, New Routes" (Decca), un classico del folk britannico progressivo inciso con la cantante Shirley Collins.
E’ del 1968 il lp "Large as Life and Twice as Natural" (Decca), suonato con parte dei Bluesbreakers del periodo di "Bare Wires", con Jon Hiseman alla batteria, Dick Heckstall Smith ai sassofoni, Harold McNair al flauto e con Danny Thompson dei Pentangle al basso. I brani del disco sono molto più dilatati, nella durata, di quelli dei dischi precedenti; si alternano blues ("Freight Train Blues", "Bad Boy Blues"), sonorità esotiche ("Blue Raga"), folk ("Bruton Town") e cover curiose come "Both Sides Now" di Joni Mitchell. Un disco, a mio parere, eccellente che influirà anche su alcuni lavori del celebre Donovan (ascoltate gli lp "Sunshine Superman" e "Donovan in Concert"...).
Alla fine degli anni 60, nell’era del Flower Power, Graham si fa coinvolgere nell’uso di droghe psichedeliche; oppio e LSD diventano suoi compagni abituali e, al contrario di altri musicisti che ebbero dalle droghe maggiori stimoli creativi (ma effetti disastrosi sulla loro vita privata e nella salute mentale…) come accaduto a Syd Barrett o Peter Green, la vena musicale di Graham si inaridsce.
Nel ’70, dopo il matrimonio con la cantante americana Holly Gwinn, pubblica altri tre lp: "Hat" e "Holly Kaleydoscope" (entrambi per la Decca che, a causa dello scarso successo di vendite, vuole la rottura del contratto stipulato con il musicista), e "Goddington Boundary" (President), tutti incisi con la voce della moglie. I dischi non hanno nei loro solchi le brillanti intuizioni dei precedenti lavori. In "Hat", a songs tipiche del patrimonio folk britannico più puro, si affiancano blues come "Hoochie Coochie Man" e "I’m Ready", ma si nota che la geniale vena sperimentale di Graham va esaurendosi. In questo periodo si impegna in iniziative di solidarietà mettendo la sua chitarra a disposizione di associazioni benefiche come la MIND (di cui sarà anche consigliere d'amministrazione), un'organizzazione che ancora oggi assiste le persone colpite da disagio mentale in Gran Bretagna, ed aderisce alla scuola buddista giapponese Osho di cui condivide la filosofia. Nei fatti si allontana dal mondo della musica e per parecchi anni di Davey Graham non se ne sa più nulla.
Graham ricompare alla fine dei seventies, nel 1976, con la registrazione di un nuovo lp: "All That Moody" per la Eron Enterprises, disco decisamente orientato verso la world music e nel quale Graham è coadiuvato dal bassista Roger Bunn e dal percussionista Keshav Sathe.
Negli anni 80 effettua altre sporadiche incisioni per la label Kicking Mule, in cui suona anche altri strumenti a corda come il sarod e il bouzouki (avvalendosi della produzione di Stefan Grossman), ed alcune antologie con brani tratti dai suoi primi lavori.
Negli anni 90 va a vivere in Scozia dove insegna la chitarra, svolge una sporadica attività concertistica ed incide l’album "Playing in the Traffic" (Crack Probe) nel 1993. Nel ‘97 pubblica il cd "After Hours", un live registrato alla Hull University nel febbraio 1967, con un repertorio che passa tranquillamente da Muddy Waters a Johan Sebastian Bach, dal raga indiano a Carl Perkins e Big Bill Broonzy: una performance brillante ed eclettica come poche.
Nel 2005 la BBC gli dedica il documentario "Whatever Happened to Davey Graham" e, lo stesso Gaham, partecipa anche alla serie TV "Folk Britannia".
Davey Graham scompare, dopo breve malattia, nel dicembre del 2008. E’ stato un grande musicista, un uomo colto e intelligente, un viaggiatore curioso e appassionato dalle tradizioni folkroriche dei popoli che ha incontrato; uno studioso del blues come di altre mille generi musicali; un innamorato dello strumento che suonava; uno che ha saputo coniugare il feeling e la tecnica strumentale e che ha anche influenzato molti musicisti degli anni 60 e 70. Bisognerebbe chiedere a Jimmy Page da dove trasse l’idea per il celebre raga rock "Black Mountain Side", suo cavallo di battaglia dal vivo con i Led Zeppelin…
I suoi lavori principali sono stati ristampati in cd, rimasterizzati e ripubblicati con vari inediti e rarità per i collezionisti; è del 2009 il doppio CD antologico "A Scholar And A Gentleman" che propone il meglio delle registrazioni effettuate tra il 1963 ed il 1970. Una buona occasione per conoscere o riascoltare un musicista come Davey Graham che può fare da efficace disintossicante per chi ha ormai le orecchie sature delle schifezze musicali che ci vengono propinate quotidianamente da radio e tv nell'ipertecnologico quanto miagolante XXI secolo. 
Se qualche chitarrista coraggioso, dopo aver letto questo articolo, volesse cimentarsi con "Anji", proponiamo la partitura del brano. Buon lavoro!!!  Anji

 

Cadillac Records (regia di Darnell Martin)  di Amedeo Zittano

Un film sulla storia della Chess Records! No, non potevo perdermelo...
Negli anni 50 la Chess Records costituì la culla del Chicago Blues; l’intuizione dei fratelli Chess (Leonard e Phil) di investire in una casa discografica fece la loro fortuna, sia dal punto di vista economico che sociale. In quegli anni, durante il boom dei jukebox, i dischi diventarono una vera e propria miniera d’oro. I “minatori” del settore furono talent scout e discografici che fecero grandi affari pubblicando le hits che avrebbero segnato la musica moderna. No, non potevo non vederlo…
Una voce narrante (quella di Willie Dixon) racconta la storia della nascita della Chess Records e del Chicago Blues. La regista struttura il film in modo frammentato, come un racconto: una scelta difficile considerando i gusti del pubblico abituato alle storielle ormai formattate in mille salse. A mio parere la Martin ha trovato un giusto compromesso tra l’esposizione di eventi storici documentali (tipo la saga “The Blues” di Scorzese) e la narrativa romanzata a prova di profano ("The Blues Brothers").
A differenza delle biopic di Jerry Lee Lewis e Ray Charles (giusto per portare due esempi), Cadillac Records espone in una sola pellicola la vita di più personaggi e lo stesso Leonard Chess sembra essere solo un punto di partenza, un pretesto per raccontare le storie di Muddy Waters, Little Walter, Howlin' Wolf , Etta James e Chuck Berry.
Un film brillante che riesce a trasmettere appieno lo stato d’animo del Blues, da dove nasce e come veniva espresso a metà del '900 nella Windy City anche se, ad onor del vero, qualche neo è possibile trovarlo. Uno di questi è il "clamoroso silenzio" su Phil Chess, l'altrettanto noto fratello di Leonard. Certo, raccontare in 109 minuti la nascita del Chicago Blues, del R&B e del Rock’n’Roll è arduo, ma relegare Phil al marginale ruolo di fonico, in un film dedicato proprio ai fratelli Chess, è certamente una grave mancanza.
Tuttavia, mi sembra eccessiva l’opinione di qualcuno che definisce quest’opera come "priva di coesione e fantasia (a causa della sceneggiatura frammentata), mancante di rigore selettivo e di buone idee, che chiama in causa troppe personalità complesse e troppi temi cruciali mancando della penetrazione e dell'intelligenza necessari a dare spessore al tutto...”.
Personalmente ritengo che, a volte, sia necessario ascoltare le storie così come sono state raccontate per decenni, apprezzandone i contenuti senza dover necessariamente dimostrare il contrario o qualcosa di diverso…
Ovviamente, non è mia intenzione anticipare i contenuti di questo film, a tratti anche cruento, che racconta di demoni vestiti da angeli e di angeli vestiti da demoni; un film che mi ha emozionato e (vi dirò...) anche un po’ commosso.


 

Altri Articoli
 
Profili e Retrospettive
 
Cosa restErà del Blues Italiano   cooper terry: vearl cooper Jr. 1949-1993
C'era una volta il Torano Blues festival   Guido "Rickembaker" Toffoletti
Radio: un triste ritorno al passato   Phil Guy, Addio blues brother
solo una questione di pelle?   Enrico "Mad Dog" Micheletti (1951-2008)
ARMONICHE A NOLEGGIO   DADA'
BLUESIN 2005: CAMBIAMENTI NEL REGOLAMENTO The death (and life…) of J.B. Lenoir
BASSO PROFILO BLUES Rory Gallagher
IL BLUES: RURALE, JAZZISTICO, URBANO Hound Dog Taylor: Juke Joint Blues  
Cosa Resterà del Blues italiano? parte II Jimmy Dawkins: heavy blues…
“BLUES” -  Edoardo Fassio Howlin' Wolf: The Crawling King Snake
Metti un Blues a cena: BIG BILL MORGANFIELD Bukka White: the Country Blues
Una birra con Chris Cain Jimmy Witherspoon
Viaggio di nozze in Blues Walter “Shakey” Horton: The Harmonica Wizard
Nel nome del Blues - Paolo “Catfish” Ganz The Memphis Jug Band
Intervista a John Mayall Koko Taylor: The Voice of Chicago Blues
Chicago Blues Harp: alla ricerca del suono perduto Gerry Lockran: Blues from India
100 "Grandi" Blues Graham Hine, Keef Trouble, Brett Marvin & The Thunderbolts...
BASS & BLUES - I bassisti storici del Chicago Blues
Intervista a Carvin Jones
Il Mississippi e il soffio della mia anima blues
Alla scoperta del Mississippi
MURALES BLUES
Robert Johnson - I Got The Blues, Testi Commentati
I Will, Chicago
Blues dei Colli: dal Mississippi al Friuli
Keeping The Blues Alive
Spaghetti Blues al Vinile

 

 


 


 
TESI BLUES



 
Il Blues raccontato da Martin Scorsese.  Dalla ricerca etnomusicologica di Alan Lomax alla produzione Cinematografica

Tesi di Laurea di Roberto Garioni. Università degli Studi di Milano, corso di laurea triennale in Scienze dei Beni Culturali, anno accademico 2007-2008.

The Road to Memphis   Diretto da Richard Pearce

Il regista Richard Pearce traccia l'odissea musicale della leggenda del blues B.B.King, il film è un tributo a Memphis, la città che ha dato i natali ad un nuovo stile di blues.

(parte seconda)

Accendere l’interruttore
Bobby Rush contratta per una serata e dice:«come artista del Chintil Circuit spero e prego di diventare famoso come Buddy Guy e B.B. King, é difficile farsi ascoltare da tutti. A novembre compirò 66 anni ma sono ancora pieno di energia e quando salgo sul palco è come accendere un interruttore. Per chi guarda è divertente ma per me è un lavoro duro, chi mi ingaggia pretende da me l’impossibile, pretende sempre il massimo ma poi non mi vuole pagare. È dura ma mi piace quello che faccio».
La funzione delle 9.15
Sempre Bobby Rush:«Finiamo alle due di notte e dobbiamo tornare in tempo per domenica mattina, alla funzione delle 9,15 (concerto gospel in chiesa). Quando lavoro tutta la settimana, la domenica in chiesa sono così stanco che mi si chiudono gli occhi. Ma in questo caso quello che faccio durante le mie esibizioni lo fa il predicatore. Non credere che chi va in chiesa non esca a divertirsi. La stessa gente
che vedi in giro il sabato sera la ritrovi la domenica mattina. In chiesa è Gesù che mi tira su, mentre il sabato è la musica. Non c’è differenza, si tratta sempre di ballare».
Il ragazzo bianco
Jim Dickinson (produttore e musicista di Memphis):«Un sabato mattina ero in centro con mio padre nel 50’, 51’, c’era un gruppo di musicisti, uno suonava il contrabbasso, uno la chitarra a 4 corde e un altro il Wash Board (manico da scopa). Era un suono sciolto e funky. Rimasi catturato da quella musica. Mi piaceva ma non potevo avvicinarmi a causa delle barriere razziali. Beale Street era solo un’isola in una città di bianchi. Ho conosciuto la WDIA grazie al giardiniere, mi insegnò a sparare str….e a usare le parolacce. Mi disse: la musica è fatta di accordi, suoni una nota, quattro note indietro e quattro avanti e quello è un accordo. Il mio gruppo a liceo aveva un bel repertorio rock' n' roll e un repertorio blues con J. Lee Hooker, Jimmy Reeves, Muddy Waters che suonavamo per far andare via la gente e funzionava. I ragazzi del college restavano ad ascoltare, così iniziammo a suonare il blues. Dicevano: forte questa musica nera, cos’è?... Era tutta musica folk, sostanzialmente».
L’abbraccio bianco
B.B. King:«nel 1968 io suonavo al Fillmore già col vecchio proprietario. A quei tempi era al 90% frequentato da neri. Una volta andammo al
Fillmore West e vidi tutti questi ragazzi bianchi coi capelli lunghi. Credevamo di aver sbagliato posto, il mio manager entrò nel locale e parlò con Bill Graham. Mi fece la presentazione più breve e migliore che abbia mai ricevuto: signore e signori, ecco a voi il capo del direttivo: B.B. King. Si alzarono tutti, non mi era mai successo. Fu la prima volta che suonai davanti a un pubblico diverso. Quella sera c’era il 95% di bianchi».
Risalgono al 1968 le foto dello sciopero dei netturbini di Memphis che vediamo.
Jim Dickinson:«Quando Martin Luther King fu assassinato a Memphis ci furono scontri a Detroit, Atlanta e Los Angeles ma non a Memphis. Fu imposto il coprifuoco e arrivarono i carri armati. I notabili della città colsero l’occasione per abbattere una comunità di colore che rappresentava la storia dei neri».
Calvin Newborn:«Quando tornai da New York e vidi che avevano abbattuto Beale Street mi si spezzò il cuore». Le interviste si concludono con una passeggiata del Rev. Gatemouth Moore lungo la strada di Beale Street
Prima dello spettacolo
Prove per gli Handy Awards.
Che lo show cominci
Concerto finale con tutti i protagonisti del film uniti in una grande Jam Session.
A sipario calato
Sei settimane dopo Rosco Gordon morì, aveva le valigie pronte per un concerto da tenersi la sera dopo a Milwaukee, nel Wisconsin.

capitoli precedenti

 


 

Altre Tesi
 

IL BLUES DI ROBERT JOHNSON
Il Blues: evoluzione di un genere musicale
G. Kubik, Africa and the Blues (1999): presentazione del testo e saggio di traduzione
 

 


Chi Siamo | In Primo Piano | Link | Le Bands  | Contatti | Iniziative Culturali | Testi Blues | Mailing List  | Interviste | Concerti | Articoli | Bacheca Annunci