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Chicago Beau, il viaggiatore del Blues  intervista ed introduzione a cura di Gianni Franchi

Chicago Beau è un personaggio importante della cultura afroamericana, viaggiatore instancabile e promotore di moltissime iniziative culturali, oltre ad essere un bluesman, cantante, armonicista, è un poeta, scrittore, editore, produttore e mille altre cose. Un artista sempre pronto a collaborare oltre che con i grandi del blues (cito Pinetop Perkins per tutti), con musicisti jazz come Archie Shepp, agli inizi della sua carriera, o gli Art Ensemble di Chicago, suoi grandi amici, a cui ha dedicato anche un libro. Ci siamo conosciuti molti anni fa in Sardegna, quando con la Jona's Blues Band lo abbiamo accompagnato in una tournée sull'isola.

In pratica ci siamo conosciuti sul palco ma abbiamo avuto poi modo di suonare insieme diverse altre volte e siamo sempre rimasti in contatto. Giorni fa mi è arrivato il suo libro autobiografico "Too much UnConvenience" fatto in forma di conversazione con il suo amico J. La Bosse, In cui racconta la sua lunga, avventurosa e per certi versi spericolata vita.

Nato a Chicago come Lincoln Beauchamp Jr, deve a Muddy Waters il suo nome d'arte. Un grande uomo in tutti i sensi, credo sia alto circa 2 metri, ama la vita, il buon cibo e le donne.

Un personaggio interessante, un intellettuale vagabondo, attento e fiero delle più profonde radici della musica del suo popolo.


 
      
  



 


SB: Hai girato un po' tutto il mondo, quale è stato il motivo che ti spingeva a non fermarti mai?

CB: La popolarità del blues è ciclica. C'è sempre stata una base di pubblico di veri amanti del blues e fans di quegli artisti che hanno più visibilità come Buddy Guy, BB King, Koko Taylor ed altri che sono in giro da molti anni. E questi performers hanno spesso sperimentato periodi con meno lavoro. Così, un artista blues dovendo continuare la sua attività, deve suonare dovunque nel mondo e ogni volta che sia possibile. Sfortunatamente, il Blues è una delle musiche che gode di meno promozione. Così come diceva Sonny Boy Williamson: ‘You got to catch it while it’s hot, if you let it cool, I won’t be worth a damn!’ E così, io mi fermerò solo quando sarò troppo vecchio per suonare.

SB: Quale è il paese in cui ti sei trovato più a tuo agio e perché?

CB: Ogni paese ha qualcosa di diverso da offrire. Io apprezzo molto il clima caldo penso che sia nel mio DNA. Mi piace Quebec ed il Canada in generale per la loro diversità. Ho avuto belle esperienze in Islanda, con concerti live e registrazioni. Come sai ho vissuto in Italia per cinque anni principalmente per la bellezza del popolo italiano, la loro grande eredità culturale ed il loro apprezzamento per la Black music e la sua cultura.  Conosci l'espressione ‘different reason, different season.’ ( differenti ragioni differenti stagioni ). Stagioni puo' indicare anche metaforicamente l'ètà di una persona . A che punto sei della tua vita. Le cose cambiano sempre.

SB: E dal punto di vista musicale quale ti sembrava il migliore?

CB: Italia, Quebec, Senegal, Islanda, Kenya. Tutte grandi stagioni per differenti ragioni. Ma ho vissuto in Italia perchè ha qualcosa di magico.

SB: Quale è stato il motivo, secondo te, per cui molti afroamericani ad un certo punto sembravano voler snobbare il blues mentre in Europa dei giovani dai capelli lunghi iniziavano a suonare proprio rifacendosi ai grandi maestri americani di questa musica?

CB: Prima di tutto bisogna comprendere che il Blues , come genere, così come l' Hip hop, Jazz, R & B, etc., è solo la parte di un continuum (continuo) della esperienza dei neri nelle Americhe, e dovunque.  Tieni a mente che la Black people negli United States non è proprietaria di quasi  nessun grande media o rete di informazione. I Neri  in America sono segregati sia come residenze che socialmente ed economicamente.  La mancanza di interesse per il Blues da parte dei Neri è causata da chi possiede i media. Il Blues è una forma di arte basata su una comunità che è accessibile a chiunque sia interessato.  Intendo che il Blues, e altre tradizioni, spesso non sono commercializzate da quelli che VIVONO L'ESPERIENZA GIORNO DOPO GIORNO ! Sfortunatamente, quelli che controllano l'aspetto commercialmente non hanno da dire qualcosa di positivo a meno che non ci possano fare soldi , Gianni, la gente nera in America non snobba il blues . Sarebbe bello se avessero un ruolo anche nella gestione ed il potere finanziario per supportarlo. Ma, credimi, Blues, Jazz, Dance, e tutte le arti sono ancora vive ed in buona salute  nella Black America…the Black Community. E questo include anche, Canada and Mexico (Blaxicans).

SB: Cosa ne pensi, sinceramente, del blues suonato dagli europei?

CB: Penso che ci sono molti musicisti di talento in Europa e che amano anche la musica Blues e rispettano le sue origini , e sono consci della tragedia durata 400 anni della schiavitù perpetuata dagli americani bianchi ed anche europei. La maggior parte di quelli che ho incontrato in Europa non stanno cercando di appropriarsi di una esperienza culturale di un altro popolo , al contrario degli Stati uniti dove molti promoter bianchi stanno cercando di sminuire il valore ed il significato storico della esperienza blues dei neri . Negli Stati uniti ci sono dei cosiddetti Blues Festivals con pochissime o nessuna partecipazione di artisti neri.
Suonare il Blues o altre musiche per amore ed il rispetto è una cosa, cercare di rubare una tradizione è un'altra cosa.
Ho sperimentato come performer l'amore e la devozione di molti musicisti europei. La forma Blues, con la sua poetica, i messaggi di vita, le metafore letterarie, l'accettazione universale è un veicolo naturale per l'espressione di chiunque scelga di usarlo.

SB: C'è qualche aneddoto particolare che vuoi raccontare ai nostri lettori sui grandi maestri del blues che hai incontrato come ad esempio Pinetop Perkins?

CB: Bene, Pinetop era una gran persona e gran performer. Aveva un grandissimo senso dell'umorismo e raccontava sempre storie su donne e situazioni pazze. Tu sai che dopo la morte di Otis Spann, Pinetop è diventato il pianista della band di Muddy Waters. Una volta hanno avuto un terribile incidente sulla autostrada ed al volante c'era un uomo chiamato Bo. Lui era una specie di guardia del corpo, tuttofare per Muddy. Ora ti racconto qualcosa riguardo come ho avuto il mio soprannome Chicago Beau. Nel 1968 , Muddy suonava in un club chiamato the Jazz Workshop a Boston. Quando Muddy aveva bisogno di qualcosa urlava : ‘Hey Bo!’. Come sentivo chiamare , io correvo da Muddy perchè ero giovane e volevo essergli di aiuto. Ma nello stesso tempo l'altro Bo mi fermava e mi diceva di stare lontano da Muddy. E' successo diverse volte così Muddy disse “Ne ho abbastana di queste stronzate. Giovane Beau d'ora in poi ti chiamerò Chicago Beau, ed  il vecchio Bo lo chiamerò semplicemente Bo“. Da quel momento sono diventato per tutti Chicago Beau.

SB: So che a Chicago hai cercato di creare una specie di Sindacato musicisti, una iniziativa interessante che anche qui, con scarsi risultati abbiamo tentato, ci vuoi raccontare come è andata?

CB: La mia migliore risposta, presa direttamente dal mio recente libro di memorie. Too Much UnConvenience.

…....Beau: Ad ogni modo una altra cosa che accade è che  io e  Valerie Wellington decidemmo di formare una organizzazione in aiuto ad  ogni necessità degli artisti blues.  La chiammamo The Chicago Blues Artists Coalition. Il focus della organizzazione era assistenza sanitaria, salari equi, istruzione,supporto familiare, consulenza aziendale, pianificazione di eventi,raccolta fondi, e altro ancora. Al primo incontro parteciparono circa trenta musicisti. Sai, Valerie Wellington, era giovane e con poca esperienza per capire la natura della mentalità da padrone della piantagione dei proprietari dei clubs, ed in generale la natura del business. I Proprietari dei locali di Chicago rivendicavano quasi la proprietà dei musicisti che lavoravano regolarmente nei loro clubs. All'epoca erano in molti. Dissi a Valerie la stessa cosa che direi oggi “ tieni i tuoi affari lontano da tutti quelli che sono nel business della Chicago blues scene. Ovvero i proprietari dei  club , delle etichette discografiche, gli agenti di booking, promoter ed altro. L'ultima cosa che vogliono è che i musicisti si uniscano .Hanno sfruttato per anni  la mancanza di alfabetizzazione, di senso degli affari, la mancanza di fiducia in se stessi dei musicisti  e la paura di rappresaglie per il pensiero indipendente. Lo dissi a Valerie,ma non mi ascoltò. Non aveva capito la natura della bestia. Lei voleva fare gli incontri al Rosa’s Lounge, secondo me , proprio la tana della bestia . Al primo incontro Tony, proprietario del club che ci ospitava, stava ascoltando con attenzione tutto quello che si diceva. Mentre , anche se ci aveva concesso lo spazio, non sarebbe dovuto essere presente. E credo che l'unica ragione per cui era li, era per riportare tutto quello che dicevamo agli altri proprietari dei club. Mi dispiace dirlo ma tutti quei “ culi stanchi” di artisti di blues persero ogni interesse nella coalizione. Alcuni che suonavano regolarmente al Kingston Mines dissero di essere stati avvisati da Doc Pellegrino che se stavano nella coalizione avrebbero perso il loro lavoro. Altri proprietari locali gli dissero che sarebbero stati loro a prendersi cura delle loro necessità, non avevano bisogno di appartenere a nessuna coalizione. Questi incontri dovevano essere privati e sicuramente lontani dalle persone con cui poi dovevi trattare. Glielo ho detto allora e lo dico ancora. Tieni i tuoi affari segreti a Chicago fino a che non è il momento e poi rendili pubblici attraverso i tuoi canali ufficiali e la gente che lavora con te.

J. Labosse: E' un peccato che la gente del blues non fosse pronta, e mancasse di coraggio per portare avanti questo cambiamento.

CB: Esatto , ed avevamo anche una buona copertura dei media. George Papajohn al Chicago Tribune ci aveva scritto una grande storia, lo stesso  Ebony magazine. Ma spesso la paura ti fotte. Il sindacato del blues business instillo' la  paura nei cuori della gente del blues con le stesse vecchie tattiche con cui si prevenivano le rivolte degli schiavi: metterli uno contro gli altri. L'immaginazione collettiva di quelli contro la coalizione non riuscì a capire che ne avrebbero potuto trarre dei benefici. Credo che una Blues organization di successo poteva portare benefici ad ognuno che ne era coinvolto perchè più gente raggiungi più hai possibilità per nuovi business ed espandere la tua attività.

SB: Una altra tua iniziativa è stato l'Original Chicago Blues Annual, di cosa si trattava esattamente?

CB: Il Blues Annual, un magazine, era un mezzo per la Blues/Black community per avere una propria voce. The Blues Annual abbinava musica, letteratura, fotografia ed altro. Era una risorsa per  i musicisti per entrare in contatto tra loro, con promoter, fans e tutto quanto collegato al business dell'industria musicale. Era prima che Internet fosse così diffuso. Non abbiamo mai fatto recensioni, solo elogi per gli artisti e le loro opere. Io credo che le copertine e le interviste inserite rappresentino la direzione del magazine. Abbiamo avuto gli anziani Sunnyland Slim, Pinetop Perkins, Junior Wells, and Billy Boy Arnold. Abbiamo avuto una copertina Tribute to Blues Women. C'è stata una copertina con me, e l'ultima con gli  Art Ensemble of Chicago, grandi innovatori della  Black Music , e portatori della tradizione della Black music . Abbiamo pubblicato per sette anni ed avuto altre pubblicazioni e progetti per completare il magazine. Spesso pubblicavamo articoli in diverse lingue incluso l'italiano. Infatti, Alitalia fu uno dei nostri grandi sponsor per cinque anni.

SB: Ci puoi raccontare qualcosa in particolare delle tue esperienze in Italia? In particolare mi piacerebbe sapere come è nata la collaborazione con Roberto Murolo e come ti sei trovato con la musica napoletana?

CB: L'idea della collaborazione con Murolo venne al nostro vecchio amico Isio Saba ed il produttore Rocco . Murolo era  d'accordo che una armonica bluesy poteva essere un bel cambiamento di forma dal suo stile abituale. Così abbiamo registrato un paio di tracce in studio e lo show TV per il suo 80th compleanno a  Viareggio.

SB: Una domanda piuttosto delicata. In Italia purtroppo stiamo vivendo un periodo difficile dove per la prima volta, a causa del flusso migratorio di africani nel nostro Paese, si cominciano a vedere i primi episodi di razzismo verso gente di colore. Una cosa che purtroppo negli USA avete già sperimentato. Quale è secondo te il modo migliore, al di là di leggi apposite, per combattere culturalmente questo brutto fenomeno?

CB: Per molte persone in ogni luogo, affrontare al verità è difficile. L'africa per molti paesi europei è stata la terra dei tesori: oro, pietre preziose, petrolio, lavoro a basso costo libero e così via . E naturalmente, col passare del tempo, quelle persone, che spesso non hanno altro che le loro famiglie e gli abiti sulla schiena, arrivano a capire quale è la fonte, la ragione principale della loro situazione; le ex potenze coloniali dell'Europa. Non importa davvero quello che qualcuno pensa. Tra 100 anni, il volto dell'Europa sarà cambiato. Nessuno può cambiarlo. I razzisti malvagi e insicuri troveranno sempre le persone da odiare. Pensa a questo: alcuni del nord  vorrebbero separarsi dalle persone più scure del sud. Quando gli italiani arrivarono negli Stati Uniti, furono considerati da molti meno che umani e molti furono linciati come lo erano i neri. E oggi, la quantità di odio infondato per le minoranze, gli immigrati e le persone gay negli Stati Uniti non è diminuita nel corso degli anni, è aumentata, a causa della paura del cambiamento e della paura in sé. Non c'è lotta contro l'ignoranza con la violenza, solo il tempo e la pazienza determineranno un cambiamento. Ma se l'ignorante attacca , la resistenza è giustificata.

SB: A Chicago hai creato la Straight Ahead Production, per produrre album di artisti blues. Quale è stato il criterio di scelta degli artisti e della produzione di cd?

CB: In realtà, Straight Ahead Productions è stata creata per produrre concerti, libri, eventi speciali, crociere e registrazioni. Per il progetto GBW Records, la mia idea era di pagare gli artisti Blues più di quanto non fossero mai stati pagati da una Record Company di Chicago . Una cosa triste è che essendo stati repressi per secoli,  certa gente, quando arriva un'opportunità, ha paura di accettarla.  Alcuni di quelli che ho contattato per registrare temevano che potessero offendere le etichette discografiche locali. Dopo un po sono stato in grado di convincere gli artisti a prendere i soldi,  tutti i soldi che potevo ottenere, anche se non avessero venduto migliaia di CD e guadagnato molti soldi con questo. Ho detto loro che potevano invece avere delle royalties editoriali se avessero registrato le loro canzoni, ma i soldi delle vendite erano improbabili. Prendi i soldi! Usa la situazione!
Ed il criterio alla GBW, era , il produttore esecutivo suggeriva e proponeva , io accettavo oppure non ero d'accordo.

SB: Nella scena musicale attuale vedi qualche artista che sta portando avanti la grande tradizione del blues?

CB: Oh ce ne sono molti. Troppi da citare. Jus Blues Foundation, una organizzazione di proprietà di neri che ha una cerimonia di premiazione ogni Agosto. Guarda il loro sito web per vedere un po' di nomi. (ndt  www.jusblues.org). E poi molti degli artisti più anziani ancora vanno forte . Deitra Farr, John Primer, Billy Branch, Billy Boy Arnold, Sugar Blues e molti molti altri . E la banda creola , Jean Francois Fabiano, è molto forte in  Canada, ed ai Caraibi.

SB: Ci puoi raccontare qualcosa della tua prima esperienza discografica a Parigi con Archie Sheep?

CB: Bene,  Shepp aveva sentito me ed il mio amico Julio Finn, suonare in un club a Parigi nel 1969. Ci si avvicino' e disse che aveva pensato che due armoniche in tonalità diverse sarebbero state adatte alla musica che voleva registrare . Il giorno dopo , andammo in studio ed il resto è storia . Ero in paradiso,  uno Shangri-la della musica . Alla session c'erano grandi musicisti rivoluzionari : Lester Bowie, Jeanne Lee, Philly Joe Jones, Malachi Favors, Dave Burrell, e Archie Shepp.  Smokin! Quell' album è chiamato Blasé ed è stato ristampato diverse volte. L'etichetta originale era  BYG, France.

SB: E riguardo questa nuova esperienza, ci spieghi cosa è la Chicago Blues Experience?

CB: Gianni, CBE è una idea che avevo da un po' di tempo. Nel 2012 ho trovato fantastici partners, Sona Wang, e Bill Selonick, che sono diventati co-fondatori, e ci stiamo muovendo insieme per fare di questo sogno una realtà. Questo che segue è l'annuncio ufficiale dal nostro sito. www.chicagobluesexperience.com. Faremo un annuncio ufficiale alla stampa a breve. La Chicago Blues Experience sarà un'attrazione culturale di livello mondiale per la città di Chicago. Il museo presenterà una tecnologia interattiva all'avanguardia che porterà i visitatori in un viaggio coinvolgente e di immersione nel passato, nel presente e nel futuro del blues. Mostre, cimeli, un locale di musica dal vivo e ristoranti rafforzeranno la storia e la cultura da cui è emerso il blues. Attraverso gli sforzi di sensibilizzazione della comunità, la Chicago Blues Experience Foundation contribuirà a svolgere un ruolo vitale nel fornire esperienze positive per i giovani attraverso l'educazione musicale e l'immersione, creando attività sostenibili e arricchenti per i giovani. L'obiettivo generale della Fondazione è quello di utilizzare il blues ed i generi di musica popolare correlati come un portale educativo per ispirare e coltivare creatività, il pensiero critico e l' espressione di se'.

SB: Hai fatto tante cose, libri, cd, iniziative culturali, quale è la cosa di cui vai più fiero?

CB: E' difficile sceglierne una. Sono contento di tutte.


Derek Trucks sull'arte della slide guitar
(intervista per MusicRadar.com di Henry Yates)
traduzione ed adattamento Gianni Franchi, introduzione Michele Lotta

Derek Trucks è uno dei chitarristi più apprezzati ed attivi del momento ed è figlio d’arte. Lo zio Butch Trucks (morto suicida, si dice per difficoltà finanziarie, a gennaio del 2017 - R.I.P.) fu batterista, nonchè membro fondatore, della Allman Brothers Band. Derek - per sua fortuna! - è cresciuto in un ambiente "didatticamente" stimolante ed ha pertanto avuto l'opportunità di maneggiare prestissimo la sei corde. Sono certo che molti di voi lo abbiano visto con i pantaloni corti (nel famoso video su You Tube - foto a lato) suonare la chitarra slide in apertura per gli Allman, ai quali si unirà nel '99. L'utilizzo della slide è stato sempre il suo punto di forza e l’interessante intervista di Henry Yates (pubblicata nel sito MusicRadar.com) è incentrata proprio su questa tecnica: le accordature utilizzate, lo scivolamento del bottleneck (metallo o vetro?), la sua chitarra preferita, il set up, ecc.
Dal 2001 Dereck è sposato con la bionda chitarrista e cantante di Boston Susan Tedeschi. Prima di allestire una band assieme, hanno suonato con i rispettivi gruppi fino al 2010, anno in cui è nata la Tedeschi Trucks Band che ha attualmente all'attivo tre album in studio e due dal vivo.
Trucks è nato a Jacksonville, Florida, nel 1979 e la sua musica possiede (non potrebbe essere altrimenti...) un'evidente matrice southern.



      

 
"Dai primi esperimenti con una chitarra acustica da pochi soldi, Derek Trucks è divenuto uno dei più grandi chitarristi slide moderni, ammirato da Guthrie Govan a Clapton.
Abbiamo chiesto a Derek sui suoi trucchi per tirare fuori il paradiso da 6 corde di metallo.


    

Intervista

Quale è la prima cosa che ti ha colpito della slide?

“Il sound di Duane Allman sui dischi... Fillmore East e Layla... Mi ricordo avevo 8 o 9 anni; è stata la prima musica che mi ha colpito veramente. E la successiva connessione, pressappoco alla stessa età, i dischi di Elmore James che aveva mio padre. Era il suono. C'era qualcosa nel potere della chitarra slide, il modo in cui emulava la voce umana.“

Cosa aveva in più la slide rispetto alla chitarra normale?

“Io penso che sia uno degli strumenti più lirici se usato correttamente. Nello stesso modo in cui mi colpisce un grande cantante gospel o soul, sono i microtoni che usa. Sai quel modo di alzare ed abbassare una nota. Non c'è una distinzione tra una nota e quella che segue: puoi sentire tutti i passaggi tra una e l'altra. In una buona serata ed in buone mani, è una cosa spettacolare, molto potente. Io credo che sia assai più difficile per un chitarrista slide colpire la gente al contrario della chitarra suonata in maniera classica, perché è cosi crudo ed onesto“. “Sai tu puoi sederti nella tua stanza, esercitarti tutto il giorno, imparare scale e riff blues, è facile nascondersi dietro questi. Ma con la slide è un po' più difficile. Avrai sentito sicuro gente che con la slide non si può ascoltare“.

La Slide suona terribile nella mani sbagliate?

“Terribile. E' uno strumento pericoloso. Può suonare come la più bella voce femminile o come se qualcuno stesse scuoiando un gatto“.

I tuoi primi passi come musicista?

“A 9 anni quando ho comprato la mia prima chitarra ad una vendita da un garage. Mi ricordo che mio padre mi ha fatto vedere qualcosa sulla chitarra, ma quando un suo amico mi ha fatto vedere una slide – un semplice tubo di acciaio –  mi ha veramente preso. Era il suono che stavo cercando. Ho suonato per prima su una acustica e, sono certo, il primo riff che ho provato a suonare era "Dust My Broom", che è quello con cui iniziano tutti, poi "Statesboro Blues". E' successo tutto molto velocemente. Quando hai quella età, alcune cose ti vengono naturali ed io sono stato fortunato era come la mia seconda natura. In pochi mesi ho iniziato a suonare. Sono sicuro che se potessi andare indietro nel tempo sarebbe duro riascoltare quello che suonavo i primi tempi. Adesso vedrei tutte le mancanze di cui non mi rendevo conto quando le stavo suonando.

Ti ricordi quale è stato il passo avanti fondamentale?

“Per me, trovare altra gente che suonava. Sono già stato abbastanza fortunato che mio padre conosceva tanti musicisti a cui chiedeva di tanto in tanto di insegnarmi qualcosa. Ma la prima volta che vidi il tipo che suonava con l'accordatura di Mi aperto E [E B E G# B E] mi si aprirono tutte le porte. Mi ricordo che molto del sound che io sentivo sui dischi di Elmore Duane non veniva con l'accordatura standard.
Come ho accordato la chitarra in MI aperto mi sembrava di avere tutto li. Queste cose sono state le basi per costruire.”

Quale è stata la sfida nel suonare la slide all'inizio?

“Credo che la cosa più difficile riguardo la slide cosa che probabilmente non avevo cosi in mente, è l'intonazione.  Sai, suonare intonati. E' la cosa più importante nella slide. Per me è come cantare. Se non prendi la nota giusta e la fai scivolare nel modo giusto, con le giuste inflessioni, non hai raggiunto il tuo scopo. Per me l'intonazione è stata una parte che mi è venuta naturale. Credo che aver ascoltato musica nel modo che mio padre mi suggeriva, dicendo quanto era importante vedere un musicista suonare una nota correttamente piuttosto che suonarne mille veloci. Questo era il punto. Sostanza non velocità."
"La chitarra slide è uno strumento un po' frustrante quando inizi. Se prendi 10 persone e gli mostri come suonare una scala, e loro usano i tasti giusti, suonerà abbastanza bene. Ma metti 10 principianti con una slide... non suonerà così bene. Ed all'inizio molta gente ne è spaventata.
La curva di apprendimento può essere un po' ripida."

Che materiale preferisci per la tua slide?

“All'inizio era di metallo. Poi mi ha colpito il fatto che di vetro aveva un suono molto più dolce, non così evidente all'orecchio. Ho provato con un coltello od una bottiglia? Yeah, certo, di tutto, bottiglie di vino, ossi di bistecca. Mi ricordo che leggendo il libro Deep Blues di Robert Palmer riguardo i suonatori del profondo sud del Delta e sul fatto che usavano qualunque cosa. Coltelli da burro, accendini, ossa della carne. Qualunque cosa trovassero. Negli anni li ho provati tutti per aver suoni diversi“

Quanto influiscono le corde sul tuo suono?

“Yeah. Io non credo debbano essere troppo sottili, troppo difficile far cantare una nota così. Ma con la tua strumentazione devi trovare il tuo sound . Mi ricordo non tanto tempo fa , suonando con  Billy Gibbons e pensando al bellismo tono che aveva – poi ho visto che usava corde molto sottili. Prima di quello pensavo che più grandi erano le corde migliore era il tono. Punto. Così odio dire alla gente di non continuare a cercare il proprio suono, ma per me, il set è DR strings da 0.011 a 0.046. Così è  0.011, 0.014, 0.017, 0.026, 0.036, 0.046, un ibrido di set differenti. Ci sono arrivato dopo anni. All'inizio comprava una muta di corde e pensavo – non mi piace come suona la terza corda. Dopo anni di tour alla fine capisci quello che ti suona bene. Io ho corde più grandi sopra. Puoi spingere un po' di più su queste senza perdere il tono giusto.”

Hai mai riascoltato una registrazione di una tua parte suonata con la slide e pensato “Qui ho fatto fuoco e fiamme“?

“Non lo ho pensato spesso. Non mi riascolto molto ma occasionalmente, risuonando qualche brano ho riscoperto delle cose che che mi piacciono. Succede. Cerco di non stare li a riascoltarmi essendo un fan di me stesso, ma quando abbiamo registrato "Midnight In Harlem", ed è partita la parte dei soli, è stato semplice e mi ricordo di aver avuto quella sensazione. Quello è un esempio di quando registri un brano e poi ne sei orgoglioso. Ci sono volte quando sono in studio o sul palco e succede. Ci sono altre tracce ed altre notti in cui vorresti aver fatto meglio. Ma quando succede che le cose vanno in alto come si deve è come se fosse naturale.”

Credi che suonare la slide sia una tecnica ancora in voga o un arte che scompare?

Dico, ci sono persone come Luther Dickinson, e molti altri giovani. Mi ricordo un documentario sui lanciatori della Major League di Baseball, e sul fatto che ce ne erano pochi specializzati in quello. Solo una piccola percentuale si specializzerà sul suonare la slide e non mi dispiace.”

Hai qualche consiglio per i lettori per migliorare nel suonare la slide?

“Ci sono piccole cose. Mi ricordo che mi è stato detto come dopo che hai preso una nota devi staccarla, invece di tenerla. Ma io credo che se la lasci morire come viene naturale quando canti o parli sia meglio.”

Tu sei un Dio della slide. Hai mai analizzato in cosa il tuo stile differisce da altri musicisti?

“Sai, non ho studiato abbastanza per dirlo, ma credo  che è il modo in cui ascolti e affronti le cose. Io sono cresciuto con un suono intorno che mi ha dato un certo vantaggio. Non credo di fare niente di così difficile che gli altri non possono fare ora o nel futuro. Io sono spesso, in questo momento, guardato come il giovane del gruppo dalla gente. Ma recentemente ho visto dei ragazzi giovanissimi che ho pensato “shit!“ c'è gente che suona!!”.

Quest'anno vedremo il lancio della Derek Trucks signature model SG, basata su alcune cose delle tue chitarre da palco. Dicci qualcosa in più...

“Il nuovo modello  signature ha tutte le piccole modifiche che abbiamo apportato alle mie SG nel corso degli anni. Ha differenti manopole del volume per un suono più pulito e differenti condensatori. Sai, la mia  SG (una ’61 SG-shape Les Paul con un Lyre vibrato) aveva una leva vibrato, ma la abbiamo tolta e messo un ponte normale. La chitarra che alla fine mi hanno costruito è favolosa. Ha un set-up normale non specifico per la slide. Ma comunque anche quando suono sulla mia SG in accordatura aperta, la action non è altissima.“

Cosa ti ha fatto scegliere una SG per la  slide?

“La SG ha sempre funzionato bene. Voglio dire, le mie prime chitarre erano chitarre prese all'asta di un garage o di un banco dei pegni. Ma la mia prima vera chitarra è stata una SG nei primi anni 90. Ne ho provate altre ma sono sempre tornato alla mia SG – C'e qualcosa forse nel peso, nel suono con la slide, la facilita di accesso al manico. Mi ci trovo bene-

Hai un set up particolare?

“Sai, suono principalmente in MI aperto e credo per questo non devo avere una action (altezza della corde dalla tastiera, ndt)  troppo alta. La mia Sg.ra ha una action relativamente bassa. Niente di particolare. Credo che il suono sia fatto piu dalle tue mani, dal tuo approccio ed attacco, che dalla tua attrezzatura.”

Si ringrazia Alessandro Angelucci per la consulenza tecnica.



KEITH FERGUSON, il favoloso basso del Texas Blues   a cura di Gianni Franchi

Molto spesso la nostra musica vive di eroi che non hanno avuto il giusto riconoscimento sia a causa della vita sregolata, sia a volte della sfortuna che li ha accompagnati.
Uno dei miei eroi del basso elettrico è sempre stato Keith Ferguson, primo bassista dei Fabulous Thunderbirds.
“Devo ammetterlo c'è più futuro nei piatti sporchi che nel blues“. Così commentava amaramente Keith  al Dallas Observer nel 1996, poco prima della sua morte... "sembra che io sia l'unico a considerarsi un musicista professionista. Il nostro cantante lava i piatti nel retro di un ristorante. Se mettesse metà delle energie che usa per lavare i piatti per trovare serate per la band navigheremmo nell'oro.”

Leggendario bassista della scena texana e membro dei primi Fabulous Thunderbirds, Keith Ferguson, anche a causa dei suoi  problemi di droga non se la passava bene negli ultimi anni della sua vita.
Eppure fu uno dei musicisti più influenti della sua generazione e diede un marchio inconfondibile  con il suo  Fender Precision ai primi album dei Fabulous Thunderbirds ed alla scena del Blues di Austin, che per alcuni anni con il locale Antone's, fondato nel 1975 da Clifford Antone, divenne la capitale del Texas Blues.
Purtroppo la scimmia che aveva tatuata sulla schiena era solo la rappresentazione della scimmia che invece condizionò la sua vita come quella di tanti altri grandi musicisti della sua epoca.

Nato ad Houston  nel 1946, aveva suonato già da giovanissimo con Johnny Winter con cui aveva cercato fortuna in Inghilterra (1967)  e con molti altri tra cui Rocky Hill, fenomenale e poco conosciuto chitarrista (fratello di Dusty Hill, bassista degli ZZ Top), con Angela Strehli, poi nota cantante texana, con  Ann Barton (per un breve periodo anche sua moglie), con un giovane Stevie Ray Vaughan e Doyle Bramhall ed aveva girato molto negli anni della sua giovinezza.

Nei primi anni 70 si era trasferito in California suonando con Peter Kaukonen (fratello di Jorma) e dal 1973 ad Austin dove visse fino alla fine dei suoi giorni.
Entrato nel 1976 nei Fabulous Thunderbirds, nella formazione con Kim Wilson, Jimmy Vaughan e Mike Buck (poi sostituito da Fran Christina), registra con loro i primi 4 album e gira in tour in Europa. La band diventa tanto popolare da essere chiamata ad aprire il tour dei Rolling Stones nelle date texane, ad aprire per Eric Clapton e partecipare all'album Havana Moon di Carlos Santana. Tuttavia proprio la dipendenza dalle droghe di Keith e la sua difficoltà a muoversi da Austin, costrinse gli altri membri della band  a sostiruirlo con Preston Hubbard bassista dei Roomful of Blues (che purtoppo avrà più avanti lo stesso problema di Keith e finirà dentro per spaccio di droga). Keith, nonostante la sua evidente colpa, non la prese proprio bene, soprattutto per quello che considerava un tradimento da parte del suo amico Jimmy, tanto che cercò anche di intentare una causa legale contro i suoi ex compagni.
Rimase comunque ad Austin collaborando con vari musicisti e suonando con i TailGators dal 1984 e poi con i Solid Senders e numerosi gruppi locali.

Keith era un uomo affascinante e dai molteplici interessi, vorace lettore di libri di ogni genere, appassionato oltre che di blues e jazz, di musica e cultura messicana, esperto di tatuaggi (che ricoprivano parte del suo corpo) quando ancora questo non era una moda, attentissimo al look (nel corso degli anni da  hippies si trasformò in un elegante musicista stile anni 50 del periodo Fabulous, fino alla fase finale in cui sembrava un vero messicano).

Molti furono gli  esponenti della scena texana che vennero in questo influenzati da lui. Stevie Ray che suonò da giovane con lui in varie formazioni, fu colpito dal suo modo di vestire sempre curato ed eccentrico; Keith gli diceva: “Non vorrai andare su un palco come frontman, vestito con una maglietta come il tuo roadie.“

Kim Wilson dice di lui: “Non ho mai conosciuto nessun altro con tanto interesse per la musica“.

Infatti fu fondamentale il suo apporto al repertorio dei primi Fabulous grazie alla sua profonda conoscenza del genere dovuta anche al padre musicista, che lavorava per alcune etichette e negozi di dischi, e che ebbe con lui un rapporto non sempre idilliaco avendolo lasciato solo con la madre quando era piccolo. I brani del repertorio di Lazy Lester, Slim Harpo e della etichetta Excello, che furono la palestra per la band si devono infatti alla collezione di dischi di Keith e del batterista Mike Buck.

Con i Fabulous spesso nel locale Antone's ad Austin ebbe la possibilità di suonare con molti dei suoi idoli musicali come Muddy Waters, John Lee Hooker e molti altri. Muddy Waters dopo averli sentiti disse di loro che erano la miglior blues band che avesse sentito dagli anni 50. Questo diede una notevole spinta alla loro carriera e cominciarono ad arrivare proposte da tutte le parti. Da gruppo di apertura per i Roomful of Blues presto divennero loro la band di attrazione e cominciarono a girare per tutto il mondo.

Come detto purtroppo l'esperienza con i Fabulous finì a causa della sua dipendenza dalla droga e dalla conseguente sua difficoltà a girare il mondo in tour. E sicuramente Keith era quello della band meno disposto a compromessi per il successo, per lui la musica era sacra.

Jimmy Vaughan racconta di essersi riavvicinato a lui alla fine quando andò a trovarlo in punto di morte, in ospedale nel 1997. Keith quando lo vide gli disse: “Jimmy mi sei mancato“.

Keith era un bassista mancino ma usava dei bassi da destro capovolgendoli ed invertendo le corde (come faceva anche Hendrix, al contrario invece di altri mancini come Albert King che lasciavano le corde al contrario, con quelle acute sopra). Nella sua carriera aveva posseduto numerosi Fender anni 50 che spesso poi vendeva o impegnava per procurarsi la droga. Non cambiava molto spesso le corde (“Si cambiano quando si rompono“) ed usava gli amplificatori che gli capitavano mantenendo però sempre il suo suono inconfondibile, percussivo, essenziale e con un tono molto profondo ed un intelligente utilizzo delle corde a vuoto. 

Amava gli animali ed era sempre pronto a dare una mano agli amici che in grande numero girovagavano sempre per la sua casa.

Agli inizi fu sul punto di entrare nei nascenti  ZZ Top su proposta di Billy Gibbons ma preferì lasciare il posto al suo amico Dusty Hill che non smise mai di ringraziarlo per questo.

Molto di più potete trovare nel libro di Detlef Schmidt “Keith Ferguson, Texas Blues Bass” dove l'autore racconta approfonditamente la sua storia attraverso una dettagliata ricerca ed aneddoti di chi lo ha conosciuto. Curiosa anche la storia di come sia nato questo libro. Infatti l'autore, bassista e scrittore tedesco, stava scrivendo un libro sui bassi Fender degli anni 50, quando un amico di Keith Ferguson, oltre a parlargli dei suoi bassi gli raccontò la storia di Keith, Schmidt ne fu talmente incuriosito da desiderare di scrivere la storia di questo musicista. E con numerose interviste effettuate tramite diversi viaggi nel Texas, Detlef Schmidt racconta esaurientemente la storia di questo grande bassista dei suoi bassi e di tutta la sua vita, corredata da moltissime foto. Da segnalare i contributi di Kim Wilson, Billy Gibbons, Jimmy Vaughan, Mike Buck, Fran Christina, Tommy Shannon e molti altri.

 
Discografia consigliata

FABULOUS THUNDERBIRDS

1979 -Girls go wild -Chrysalis Records
1980 -What's the Word -Chrysalis Records
1981 -Butt Rockin'-  -Chrysalis Records
1982 -T-Bird Rhythm -Chrysalis Records

Big Guitars from Texas. Big Guitars from Texas vol.1- artisti vari -Jungle records 1985

THE TAILGATORS
Swamp rock – Wrestler records  1985
Mumbo jumbo - Wrestler records  1986

with THE SOLID SENDERS
Did my whells - Tramp records 1997


With other artists

1983 Havana Moon with Carlos Santana

1983 Check This Action with LeRoi Brothers

1994 Let The Dogs Run with Mike Morgan and Jim Suhler



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IL BLUES DI ROBERT JOHNSON
David Tordi
 
Il Blues: evoluzione di un genere musicale
Pio Giannini
 
G. Kubik, Africa and the Blues (1999): presentazione del testo e saggio di traduzione
Nadia Cusato

Il Blues raccontato da Martin Scorsese. Dalla ricerca etnomusicologica di Alan Lomax alla produzione Cinematografica
Roberto Garioni
 
UN EVENTO COME MOTORE DI SVILUPPO: “UN’ISOLA DI BLUES”
Francesco Affinito

BLUES ARGONAUTS - Un'analisi antropologica della scena blues a Milano
Mauro Musicco
Abbiamo invitato l'autore ad elaborare una sintesi della sua lunga e complessa tesi per una più rapida lettura che vi proponiamo in "pillole". premessaparte1  .  parte2


Invitiamo coloro che hanno realizzato una tesi di laurea avente come oggetto il Blues, ad inviarcela da qui per la pubblicazione



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