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MIKE COOPER, dal Blues alla Avanguardia  di Gianni Franchi con la collaborazione di Alberto Popolla

Mike Cooper è un musicista, chitarrista, cantante, nato negli anni quaranta in Inghilterra. Partito dal Blues come molti inglesi della sua generazione, si è poi dedicato allo studio della chitarra slide diventando un profondo conoscitore di questa tecnica, della musica hawaiana e del jazz moderno. Dagli ottanta vive stabilmente a Roma e si esibisce spesso nella Capitale ed in giro per il mondo in performance che uniscono blues, jazz, free e sperimentazione elettronica. Non è raro vederlo esibirsi anche usando una app del telefono, loop registrati, con la sua voce e la sua vecchia National  in uno spettacolo che unisce echi di antichi blues e musica molto più moderna.
Mike è una persona intelligente, spiritosa, sempre in cerca di nuovi stimoli, è stato molto interessante parlare con lui. Con l'aiuto dell'amico comune Alberto Popolla, clarinettista dei Roots Magic, lo abbiamo incontrato prima che si trasferisse in Spagna. Come vedrete la chiacchierata è stata spesso intervallata da ricche risate e spero di essere riuscito, portandola su carta a trasmettere a chi legge questa atmosfera.

Roma, 22 ottobre 2019

GF  La prima cosa che volevo chiederti è raccontarmi dei tuoi inizi, come hai iniziato a suonare la chitarra e cantare?
MC Ho iniziato nel 1958/59 la prima chitarra, mi piaceva la musica di Buddy Holly... il rock... il vero rock..., dopo un po' sono stato invitato a suonare con altri due chitarristi per suonare musica folk e rhythm and blues, era il periodo dello skiffle, c'erano un sacco di gruppi.
GF come Lonnie Donegan?
MC si… ed anche altri, ho iniziato a suonare skiffle e musica blues, folk americano (quasi niente di inglese), musica americana principalmente.
GF arrivavano dischi americani all'epoca?
MC pochissimi, pero' c'era una trasmissione radio dalla Germania, Voice of America, in cui mandavano un sacco di musica americana ovviamente, per l'esercito americano in Europa, la ascoltavo in Inghilterra, questa è stato il mio primo... ascolto di musica americana, anche jazz, si si.
GF c'era qualche artista che ti piaceva particolarmente all'inizio?
MC all'inizio? Per me... Woody Guthrie, Cisco Houston, Leadbelly, ecc., canzoni di questi tre. Anche altri gruppi inglesi skiffle, i Vipers, era un gruppo famoso a Londra.
C'era un posto che si chiamava 2i's Coffee a Londra in  Soho, dove la maggior parte dei gruppi skiffle suonava, Cliff Richards ha iniziato li, anche Lonnie Donegan. Dopo un po', agli inizi degli anni 60, uno di questi gruppi skiffle ha deciso di suonare solo blues... ma io ho deciso di non suonare la chitarra ma solo cantare perchè c'erano già altri due chitarristi, molto meglio di me... ed abbiamo iniziato come Blues Committee, il mio primo gruppo. Era un gruppo elettrico. Gli altri chitarristi suonavano la chitarra elettrica. Cosi' inizia la mia carriera nel Blues, in questo periodo io abitavo a Reading, fuori Londra, a mezz'ora. Eravamo molto famosi a Reading perchè eravamo l'unico gruppo a suonare blues. A Reading hanno poi iniziato una serie di concerti blues dove hanno suonato tutti gli americani... John Lee Hooker, Howlin Wolf. C'era un club a Londra il Ricky Tick, esattamente a Windsor non a Londra, vicino Reading. Il  Ricky Tick Club organizzava delle tournee per i musicisti americani a Windsor, Reading, Oxford, in vari locali e piccoli teatri.
GF Hai avuto modo di conoscere qualcuno di questi americani?
MC Si si, ogni volta che c'era un americano l'organizzazione sceglieva noi come support... eravamo l'unico gruppo a Reading a suonare questa musica... per forza... (risate) siamo stati fortunati.
GF Una cosa che mi ha sempre incuriosito è capire perchè tutti i ragazzi inglesi di quell'epoca si sono appassionati a suonare la musica dei neri americani…
MC si è stranissimo. Anche in america i bianchi non la suonavano molto.
GF si in effetti era più conosciuta da voi in Inghilterra che in USA.
MC assolutamente si, alcune etichette inglesi come la London facevano uscire un sacco di singoli di Howlin Wolf, Jimmy Reed, Tommy Tucker... Hi Heel Sneaker... si si.
GF per esempio qui in Italia questi  artisti americani non venivano.
MC no no, qui in Italia anche altre musiche sono arrivate in ritardo... si.
AP A questo proposito stavo leggendo un libro di un sociologo inglese Iain Chambers.
MC Si. Lo conosco! Insegna a Napoli.
AP si! Ha scritto questo libro che si chiama “Ritmi urbani“ e racconta un po' la nascita della popular music in Inghilterra. Nel suo libro dice che, quando è arrivato il rock'n'roll, la critica ufficiale inglese si è schierata subito contro, perchè rappresentava l'americanizzazione della società inglese... la commercializzazione... e da questo punto di vista invece il Blues dei neri era in qualche modo ben visto perchè era parte della musica popolare vera.
MC Forse è vero, si si.
AP per te può essere una lettura vera?
MC Si, ovviamento io in questo periodo io ero molto fuori della società, un beatnik contro tutto e tutti, i miei genitori ecc., ecc. Forse è vero...
AP c'era una sorta di rivalutazione, un buon occhio verso il blues, il jazz tradizionale, perchè rappresentavano la vera musica popolare autentica mentre il rock'n'roll... era commerciale; su questo libro ci sono alcuni dei passaggi dei giornalisti del New Musical Express che erano violentemente contro il rock'n' roll, sul modo di ballare... ma proprio sulla base che era una musica americana commerciale e quindi minava le basi della società inglese autentica.
MC Ogni martedi quando finivo la scuola, studiavo la chitarra, ed andavamo ad una sala da ballo dove c'era musica New Orleans, traditional jazz, e qui ho sentito per la prima volta la musica blues dal vivo; c'era Chris Barber, Kenny Colyer... Terry Lightfoot… Ken Colyer¹ era molto famoso, lui è un purista di musica New Orleans ma in ognuno di questi gruppi c'era un sottogruppo skiffle che suonava musica acustica... qui è dove ho sentito la prima musica blues, George Melly… conosci George? Lui è bravissimo, un personaggio straordinario, un collezionista di arte surrealista, lui era  gay e... in quel periodo non era possibile. Lui canta in maniera fantastica, un appassionato della musica di Bessie Smith, cantava tutte le canzoni di Bessie Smith, era nel gruppo di Kenny Colyer. Subito dopo ho sentito Sonny Terry e Brownie Mc Ghee, i primi musicisti neri che ho ascoltato a Reading.

A questo punto, parlando di un altro fattore che ha facilitato i musicisti inglesi nel cantare il blues, cioè il condividere la stessa lingua (anche se a causa del dialetto dei neri del sud, a volte sembravano parlare un'altra lingua), abbiamo un po' divagato sulla diffusione del blues negli altri paesi europei, ITALIA esclusa. In Germania si teneva l'American Fok Blues Festival con tutti i grandi del blues. Mike ha raccontato un aneddoto divertente, in quegli anni in Europa tutti i giovani studiavano l'inglese e ci ha raccontato di una famiglia olandese di cui era ospite che parlava con lui un inglese stranissimo con parole mai sentite. Quando gli ha chiesto dove avevano studiato l'inglese gli hanno risposto che avevano un libro in inglese “L'orso Paddington²“ e studiavano quello (essendo un libro per bambini c'erano una sacco di parole inventate).

GF Quindi ti sei trovato in quel momento in cui c'era un grande movimento del blues con Alexis Korner a Londra?
MC Si, subito dopo il jazz tradizionale, New Orleans, c'erano questi gruppi di Alexis composti da una parte di musicisti dello stesso movimento, Alexis, Cyril Davis, l'armonicista,... ovviamente io parallelamente mi stavo interessando al jazz moderno perchè in quel periodo lavoravo in una fabbrica di legname insieme a Geoff Hawkins, un sassofonista (tenor sax).
Lui ha scoperto che io suonavo la chitarra e ci siamo scambiati gli interessi, lui conosceva Ornette Coleman che aveva iniziato la sua carriera, John Coltrane, ecc., io all'inizio non ne capivo niente ma dopo un po' ho pensato che era interessante, una parte del blues, così è iniziato il mio interesse per l'espansione della musica blues. Alexis Korner in quel periodo ha iniziato a usare un sassofonista ed interessarsi alla musica di Charlie Mingus... allora ho deciso che questa era la strada.

GF Quindi mantenere le radici blues ma aprirti verso tutta la musica nera e non solo?
MC per me è la stessa musica, il free jazz o il country blues...THE SAME MUSIC!  (risate di tutti e tre)... 50 anni dopo... 100 anni dopo!
GF Secondo te il blues si è evoluto o è rimasto fermo sulle cose create negli anni 40/50?
MC Per certi gruppi elettrici è rimasto fermo... ma non tutto… per esempio Johnny Winter era incredibile durante gli anni 70... ha fatto cose bellissime per me... oltre la musica di BB King... molto diverso... anche in questo periodo a Detroit, Chicago, c'è un altro rinascimento di blues ... però... avanti... ci sono giovani musicisti neri che cantano un tipo di blues, non esattamente blues ma la radice sicuramente lo è... l'altro ieri ho sentito una donna... non ricordo il nome... mai sentita prima...
AP forse Rhiannon Giddens?
MC Si!!
AP Ha pubblicato adesso un disco con un italiano che suona le percussioni... è un disco bellisssimo, ha una voce bellissima, molto radicata nel blues…
MC cè anche un'altra ragazza sassofonista e cantante, è una parte di questo nuovo movimento, però la radice è blues... c'è rap, free jazz ... tutta la musica nera…. l'evoluzione continua sempre.
GF Invece lo studio della chitarra slide, del bottleneck, lo hai iniziato dopo aver ascoltato il blues chiaramente…
MC Non ho iniziato a suonare blues sulla chitarra. Una volta ero in un caffè a Reading, c'era un giovane americano che vedendo la mia chitarra mi ha chiesto che chitarra era, io gli ho detto "una National", "wow" ha risposto, "tu sai che cosa è questa?" io gli ho detto "è una chitarra" lui "non è UNA chitarra è una chitarra speciale, da suonare in modo diverso", ha preso una bottiglia e per la prima volta ho sentito come andava suonata... bellissimo!
AP sei rimasto affascinato?
MC assolutamente, ovviamente lui ha fatto un'altra accordatura, subito ho capito: "ah questo è il modo di suonare la musica di John Lee Hooker!" suonare la musica di Hooker con accordature normale non è possibile, è possibile però così... un bellissimo momento quello.
GF Come hai fatto poi per approfondire lo studio di questa tecnica?
MC Solo con il mio orecchio!!!
GF Ascoltando i dischi?
MC Si, l'altro giorno ho postato su Facebook il primo disco blues che ho comprato “John Lee Hooker, Folk blues“ lui non suona la slide ma forse ho pensato è possibile suonare la sua musica così... ho sentito anche altra musica con la slide, forse una compilation di blues... Tampa Red… poi ho ascoltato Fred Mc Dowell, il primo LP, molto importante per me. Ho fatto una piccola tournée con Fred alla fine degli anni 60, forse '69, quando ho registrato il mio primo LP.
GF Hai avuto modo anche di vedere quindi la sua tecnica?
MC Si lui però li suonava normale. Dopo un po' ho  scoperto la musica hawaiana... cosa interessante per me… Mio padre era batterista e suonava con una dance band, un gruppo per ballare. Una volta lui ha suonato un po' di dischi di musica hawaiana per me ed io ho pensato: "ma questa chitarra è quasi blues!". Dopo un po' ho scoperto che la musica hawajana è stata registrata prima del blues, all'inizio del 1900. E' del 1904 penso la prima registrazione hawaiana... quasi 30 anni prima della musica blues... ho pensato... ho scoperto che la musica hawaiana ha influenzato i musicisti blues non il contrario, perchè un sacco di gruppi hawaiani avevano fatto delle tourneè in America. Incredibile, centinaia di musicisti hawaiani... era molto popolare. La musica hawaiana durante la prima parte del 1900 ha venduto più dischi di ogni altra musica.
GF Mi raccontavi di Herbie Goins….
MC Ovviamente avevo visto Herbie con Alexis Korner, anche Ronnie Jones, però quando sono arrivato qua (Roma, ndr) nel 1989 c'era un concerto al Big Mama di Zoot Money... forse il compleanno di Zoot... non ricordo... Ad un certo punto c'era questo cantante sul palco…. ho visto... "ma che cazzo, questo è Herbie Goins!!!! (risate). Dopo il concerto gli ho detto: “Herbie, che ci fai qui?“ e lui “Io abito qua“… (altre risate). Ho pensato, ecco dove era stato tutti questi anni! Non sapevo che abitava qui in Italia. Mi ha detto “Ti ricordi Ronnie? Pure lui è qui, a Milano! “
GF Herbie venne qui in Italia a suonare con il suo gruppo e rimase qui a cercare il furgone degli strumenti che gli avevano rubato. Non lo trovò più ma rimase qui in Italia.
MC Ci sono un sacco di storie di gruppi inglesi, con la stessa storia…
AP A John Mayall pure rubarono le armoniche! Fine anni 70 mi sembra…
GF Per una cosa almeno siamo famosi tra i gruppi inglesi, ahhah, rubiamo tutto.
MC Nel palazzo dove abito c'è Doug Meakin, conosci Doug? stessa storia, lui negli anni sessanta ha fatto una tournée e non è più andato via.
GF Tu quando sei venuto qui in italia?
MC Millenovecentoottantaaa....nnn....89, 37 anni fa.
GF Come mai sei capitato qui ed hai deciso di trasferirti in Italia?
MC La prima volta che sono venuto qua... è perchè in Germania c'era un posto dove ho suonato un sacco di volte... ci ho anche registrato un LP... si chiamava "Papà Amedeo"... ovviamente il proprietario era italiano... siamo amici da anni, anni, anni... Roberto... Roberto Faccin si chiama... una volta mi ha chiesto se ero mai stato in Italia, "no" gli ho detto, allora lui “Vieni con noi, ogni estate torniamo in Italia!”, i genitori abitano a Montebelluno… sono andato con loro. Una volta a Montebelluno mi ha detto “Sei mai stato a Roma?", “no mai stato in Italia" gli ho detto”, "Va a Roma!!!!“ (haah)... lui aveva la famiglia là… io non conoscevo nessuno... solo Stephen Grossman…. così sono andato  a trovarlo. Stephan mi ha detto: “Conosci il Folkstudio?", “no…”, "Vai al Folkstudio!“. Sono andato con la chitarra, c'era Giancarlo Cesaroni, mi ha chiesto se volevo suonare, ho suonato tre pezzi e lui mi ha detto “Vieni qua quando vuoi!“ era il 1984... dopo tornavo ogni anno, per due o tre mesi, lui mi organizzava delle tourneè in tutta Italia... un sacco di lavoro... bellissimo... ad un certo punto, quando ero tornato in Italia per suonare, all'aereoporto, ho visto questa bellissima donna… (grandi risate).
AP Cherchez la femme!!!
MC Ad un certo punto eravamo vicini con i carrelli dei bagagli, Maria ha visto la mia chitarra e mi ha detto “Che fai con questa qua?“, ed io  “Sono qui per alcuni concerti“…. e lei “ Nome? Indirizzo? Telefono?“…......... la storia continua!!! sono tornato in Inghilterra per sei mesi e subito dopo sono venuto qua. Siamo ancora insieme per fortuna…
GF Ti è piaciuto qualche altra cosa dell'Italia oltre lei?
MC Si ovviamente mi piaceva l'Italia, ho suonato in un sacco di posti... ho tante di storie infatti di tourneè in Italia... in autobus...  Una volta, vicino Bari, ero con Maria su un bus. Cesaroni aveva detto a Maria: "va con lui, tu parli inglese… così prendiamo l'autobus". Ad un certo punto l'autobus viene fermato dai Carabinieri... salgono e chiedono: “C'è un musicista inglese?“, io penso… "che cazzo succede?", poi dico “Si, io !“... e loro “Dovevi scendere mezz'ora prima“... (risate). L'organizzazione aveva chiamato prima Cesaroni per sapere dov'ero e poi la Compagnia del bus e loro avevano chiamato i Carabinieri: “Ferma questo autobus!“, una storia incredibile... impossibile in un altro Paese. Ho un sacco di storie così. In Calabria, arrivo per un concerto, spendo 5 o 6 ore al bar... aspettando tutto... il palco.... non c'era niente. Ad un certo punto, mezzora prima del concerto, gli ho detto: “ma dove è l'impianto?” e quelli dell'organizzazione: “Perchè hai bisogno di un impianto? “... ma scherziamo… siamo all'aperto, in piazza!!! si si si bellissimo.
GF Harold Bradley pure lo hai conosciuto qua?
MC Si si dopo un po' perchè quando sono arrivato Harold non era qui.
GF Si era in America, è tornato in Italia nel 1985 circa…
MC Non l'ho mai conosciuto bene, Cesaroni si... era un amico per me. Quando ho suonato la prima volta era a Trastevere (il Folkstudio, ndr), dopo un po' si è trasferito vicino al Colosseo. Una volta che ero qui per suonare, Cesaroni mi ha detto che c'era una donna americana nel mio stesso albergo con cui forse potevo parlare... Ci siamo incontrati a colazione... abbiamo parlato un po'... lei poi mi ha detto “voglio andare a... vicino Piazza di Spagna da Babingtons... (locale inglese molto famoso e costoso) ed io "OK". Non c'ero mai stato…. un sacco di soldi per un po' di the... io non sapevo chi era lei… era Suzanne Vega, una cantante americana, non la conoscevo… ha suonato al Folkstudio, tanti hanno suonato li: Paul Simon, Joan Baez, Bob Dylan.
GF si, di Bob Dylan non ho capito quanto è realtà o leggenda, Harold raccontava che era stato li quando giovanissimo non era ancora conosciuto ed era venuto con una ragazza italiana con cui stava. C'era uno sgabello al Folkstudio che tenevano come una reliquia perchè ci si era seduto Bob Dylan....(risate)
MC Ho suonato con Dave Van Ronk al Folkstudio, con Stephan (Grossman) e lui.
GF Stephan ora è in America?
MC si si, quando sono arrivato io lui è tornato in America....
GF Del periodo del blues inglese dei primi anni 60 ricordi qualcosa in particolare? musicisti inglesi che hai conosciuto...
MC non molti perchè io ero fuori... a Reading, non stavo a Londra.... solo quando abbiamo suonato insieme ai concerti... tutti i gruppi.
GF tutti quelli che poi sono diventati rockstar?
MC si, la maggior parte di questi gruppi hanno suonato a Reading dove noi accompagnavamo un americano... ogni sera c'erano tre gruppi, un americano, un gruppo di Londra e noi.
GF Dave Kelly lo hai conosciuto?
MC si, anche la sorella Jo Ann, abbiamo fatto tournée insieme io e Jo in Europa. Dave è più giovane di me... abbiamo fatto un concerto insieme l'anno scorso a Bristol... insieme a Ian A. Anderson... Roots Magazine (musicista, giornalista e organizzatore inglese)... Un po' imbarazzante per me questo concerto... (ridendo), io suono un sacco di musica diversa ora e questo concerto era organizzato da Ian come una riunione.
GF si si ho letto, era un concerto che avevate fatto molti anni prima e che ora ripetevate con gli stessi musicisti….
MC mi hanno detto... "Vuoi suonare insieme?"... io ho detto "NO"... (risate) che cazzo faccio? un po' imbarazzante. Il pubblico era incredibile... più vecchio di me... in un posto che si chiama Bristol Folk Club... Sembrava di stare a scuola… tutti in fila... terribile!
GF Una cosa che mi ha sempre colpito è come in quegli anni ci sia stata una così alta concentrazione di musicisti di talento, alcuni diventati poi famosi con i gruppi rock... solo dalla band di Alexis Korner sono  usciti tanti musicisti formidabili come alcuni dei Rolling Stones, Cream, ecc.
MC Si, Jack Bruce... Ginger Baker... adesso sarebbe una cosa impossibile!
GF poi come hai allargato i tuoi orizzonti musicali? Ci hai detto già del jazz che ti piaceva dall'inizio, anche il jazz moderno, poi hai continuato con la musica hawaiana e poi?
MC Non lo so... io sento tutta la musica del mondo, alla fine in ogni musica c'è qualcosa di interessante per me... forse io uso un po'... musica per me... primitiva, avanguardia, intellettuale... non mi piace solo un certo tipo di musica... odio la musica classica e l'opera... io odio l'opera... perchè... la prima cosa è che io odio questa voce falsa... nell'opera... la voce, per me, è il mio primo strumento... non è la chitarra, è la voce... ho cantato per anni ed anni ed ancora canto... questo è il mio strumento... per anni non mi sono considerato un chitarrista… secondo me suonavo bruttissimo... solo in questi anni forse con la chitarra…
GF Quindi ti presentavi come cantante?
MC Yes! Prima ero un cantante. La voce è lo strumento perfetto per me... in ogni musica del mondo mi piace molto la voce... il primo strumento per gli umani è la voce.
GF Come cantante, c'era qualche personaggio che ti piaceva particolarmente agli inizi, a cui ti sei ispirato?
MC Agli inizi... si... il timbro della voce nella musica afroamericana è incredibile per me… è molto diverso... In quel periodo, negli anni 50 l'unico musica in cui la voce era… era pop; i crooner: Bing Crosby, Dean Martin, Doris Day, prima la odiavo... ora mi piace molto. Però il timbro della voce della musica afroamericana era incredibile, non è perfetto… come intonazione.
GF un po' quello che fai con la slide creando dei microtoni...
MC exactly... si si microtonalità... il timbro della voce non è puro.
GF proprio il contrario della musica operistica appunto...
MC negli anni 50 ero contro la musica pop infatti... dei crooner, di Bing Crosby. Però uno dei dischi hawaiani preferiti è stato proprio fatto da Bing Crosby…. ha fatto un bellissimo disco con musicisti hawaiani.
GF quindi tornando alla musica hawaiana, secondo te la tecnica slide è stata portata negli Stati Uniti dagli hawaianiani, non il contrario?
MC No no... è una cosa un po' dibattuta... c'è uno strumento africano ad una corda con una tecnica simile  ma non è esattamente la stessa cosa. Gli hawaiani hanno inventato un sacco di modi di accordare le chitarre… questa è una altra cosa interessante per me... ho scoperto che non ci sono solo SOL o RE... quasi ogni famiglia hawaiana ha un suo modo di accordare la chitarra. Tra l'altro è una cosa molto segreta per loro… di famiglia... bellissimo! Ci sono centinaia di modi di suonare... accordare la chitarra.
GF loro usano sempre il bottleneck o la barra di metallo o altro?
MC Hanno iniziato a suonare normale (senza slide) ma con l'accordature aperte... si chiama slack key guitar... poi hanno iniziato a suonare con una barra, un bottleneck…
GF Invece della  musica italiana ti è piaciuto qualcosa? Anche quella popolare, folk, qualcosa ti ha colpito?
MC No... non molto… mi piace Paolo Conte... l'ho visto un sacco di volte... mi piace molto il suo gruppo…. una volta lo ho visto con 3 musicisti africani, uno al sassofono e fisarmonica… bellissimo.
GF Beh lui ha molte influenze jazz.
MC si lui è jazzista... canta jazz.
GF secondo me ha un bel timbro di voce.
MC si sii!
GF diverso da quella impostata classica.
MC si, ho visto anche Pino Daniele un po' di volte, quando sono arrivato. L'ho visto negli anni 90.
GF Ti piaceva?
MC si mi piaceva il mix di musica americana, italiana, latina… mi piace molto la musica cubana.
GF  e la musica africana?
MC mi piace molto! L'ho scoperta molti anni prima della maggior parte della gente... c'era un negozio a Londra... in Tottenham Court Rode... un negozio di elettrodomestici... vicino una Università dove si sono un sacco di africani. Uno ha portato un sacco di dischi dall'Africa e li ha lasciati in questo negozio… una volta sono entrato... UN SACCO DI MUSICA AFRICANA MAI SENTITA! era metà anni '70. Ho preso il mio primo disco del Senegal... bellissimo, mai sentito prima. Dopo un po' ho scoperto un African Center in Covent Garden... dove suonavano musicisti africani... famosi. Ci ho visto Bembeya Jazz... della Guinea... fantastici. Era un posto piccolissimo con 7 o 8 musicisti. Era un posto interessante perchè era il periodo dell'apartheid in Sudafrica ed era pieno di...servizi segreti... un posto incredibile.
AP Hai frequentato i sudafricani tipo Harry Miller...Chris Mc Gregor?
MC Si. Quando ho fatto il mio secondo LP per la PYE (records), il primo era blues,“ Oh really!?“, il secondo ho iniziato a scrivere canzoni... il mio produttore mi ha detto: Vuoi usare altri musicisti? “ ed io gli ho risposto Mah, forse un bassista... e lui: “conosco io un bassista bravissimo“  era Harry Miller. Così è iniziata la mia amicizia con Harry e tramite lui con tutti i musicisti africani Louis Moholo, Dudu Pukwana, Feza Mongezi, Chris Mc Gregor... abbiamo registratto insieme con Harry, Mongezi. Nel 1974 ho registrato un disco con Louis, Mike Osborne, Harry Miller ed altri musicisti (Life And Death In Paradise, ndr), c'era il piano di fare una tournee insieme ma io ho fatto altre cose... personali...peccato... era un bellissimo gruppo.
GF Hai in mente qualche progetto discografico, prossimamente?
MC Io? Si! Ogni giorno! (ahaha risate) anche questa mattina prima di venire qua... ho fatto un po' di editing… due anni fa ho fatto una settimana alla Biennale di Venezia, in Palazzo Francese perchè cè un artista francese, si chiama Xavier Veilhan, lui ha costruito questo padiglione (fatto come una cassa armonica in legno e tessuto, ndr), una cosa incredibile, di legno, dentro il Palazzo Francese... dove c'è anche dentro uno studio di registrazione con un mixer 64 tracce, lui ha invitato i musicisti per un anno per suonare, quando vuoi e come vuoi. Lo studio è pieno di strumenti storici... bellissimo. Ci sono tutti i tipi di sintetizzatori del mondo… chitarre di tutti gli anni... ha invitato musicisti di tutto il mondo... per un giorno, una settimana, un mese... io sono stato una settimana... con tre musicisti: Mazen Kerbaj... un trombettista dal Libano... avanguardia, improvvisatore; Pat Thomas... suona il pianoforte, tastiere, un mio amico dell'Inghilterra, lui è di Antigua, Caribe... ed il mio amico Dr.Truna... da Valencia... lui suona il violoncello, anche elettronico. Abbiamo registrato per 4 giorni... un po' insieme... ma non troppo…. Ovviamente dopo 4 giorni... ogni giorno per 8 ore... avevamo un sacco di musica, ore e ore, quando ho preso il nastro… è impossibile sentirlo...
GF Troppa roba?
MC troppa roba… Dopo due anni, finalmente ho cominciato lentamente a fare un po' di editing... questa mattina la prima parte... l'ho spedita a Xavier in Francia... lui ha intezione di fare un sito web con tute le musiche registrate durante un anno. Un bel progetto... le registrazioni sono bellissime... il fonico anche era fantastico.
GF Tutti i generi musicali?
MC Tutto, tutto...si... la maggior parte è musica d'avanguardia.
GF In Inghilterra torni ogni tanto?
MC una volta l'anno...
GF Come hai trovato la situazione musicale li? Rispetto a quando sei partito?
MC si è diverso... molto diverso. Io ho pensato.... sono molto fortunato per aver cominciato durante gli anni 60... era molto più facile fare musica professionale durante gli anni 60... come qui in Italia... non ci sono soldi per la musica ora in Inghilterra, nè posti per suonare... locali chiusi nelle città grandi e piccole. Anche il business è cambiato. E' interessante per me... sono usciti un sacco di vinili... 6 dischi negli ultimi 2 anni da piccolissime etichette indipendenti... 300/400 copie... però li vendono tutti e subito... una cosa incredibile che non esisteva prima... c'erano grandi compagnie... ci sono ancora... c'è sempre il big business ma la musica ora è orribile.
GF Si anche perchè ormai i cd si vendono poco perchè la musica si scarica spesso gratis.
MC Si, non vendi più niente.
AP Prima non c'era questa grande distanza tra big business e musicista... potevi incontrare un musicista famoso e suonare con lui... adesso chi fa parte del big business... è lontanissimo da noi.
MC Assolutamente!
AP Mentre prima il mondo era più o meno lo stesso… tu facevi un disco che vendeva poco ma potevi conoscere chi vendeva tanto…
MC C'è musica interessante ed anche molta non interessante.
GF I tuoi progetti futuri?
MC Io ho un sacco di progetti... suono da solo, con altri musicisti... uno dei miei progetti che mi  piace molto... suonare musica per cinema... per i film muti.
GF Già hai fatto qualche colonna sonora... ho letto.
MC Mi piace molto... io credo che è possibile suonare musica molto di avanguardia con films molto vecchi... il contrasto è molto interessante.... perchè io penso quando questi film sono usciti... anni 20/30, erano molto d'avanguardia... io voglio fare una cosa di avanguardia con una avanguardia vecchia.... (ahahah), questa è la mia idea... ho scoperto recentemente un film francese...” L'Inhumaine“ è fatto da un gruppo quasi tutti artisti famosi di Parigi... Legèr, per esempio, durante gli anni 20... una storia bellissima... quasi Science Fiction... sono stato invitato da l'Università di Venezia l'anno scorso... durante una conferenza "La moda nel Cinema", organizzata da un professore inglese... la costumista di questo film era una artista molto famosa... tutta la scenografia è cubista ...ecc., ecc. La colonna sonora originale del film, scritta da Darius Milhaud...è persa, solo le istruzioni per le percussioni esistono... Ho fatto la colonna sonora piena di ritmo... quasi solo ritmo... un film fantastico!
GF Ti ispiri alle immagini ed improvvisi o già hai una idea?
MC Dipende dal film. Per esempio, in questo film il montaggio è molto rigido....mentre il film russo “L'uomo con la macchina da presa6“ al contrario è molto aperto, non c'è una narrativa, quasi non ci sono parole...ed è possibile suonare una colonna sonora improvvisata... L'ho fatto molte volte... i film russi sono molto... Blues.
AP Hai scritto anche la colonna sonora di "Que viva Mexico"? L'ho suonata con te...
MC Si, la colonna sonora era molto costruita... una composizione con parti molto aperte... una big band di 13 musicisti...
GF Quindi scrivi anche la musica?
MC No, non scrivo e non leggo la musica...
AP Scrive delle strutture, delle indicazioni che permettevano al musicista di avere ampia libertà all'interno di una struttura elastica... in corrispondenza con le immagini.
MC si… una partitura grafica... ho fatte un po' di cose così... composizioni per “Battiti“ (programma RadioRAI), abbiamo fatto una partitura grafica per questo... delle istruzioni.
GF Invece l'uso dell'elettronica nella tua musica, ho visto che abbini ad uno strumento molto antico, la tua National, l'utilizzo della elettronica... la app che usi ogni tanto...
MC come la musica per il film muto... vecchio e nuovo... (ahah)
GF Ti piace questo abbinamento...
MC Specialmente con questa chitarra è una cosa molto speciale... è quasi una batteria... il metallo, il corpo di metallo... c'è un sacco di suono dentro questo strumento... Io ovviamente ho un sacco di dischi in cui c'è la National... C'è un disco di Blind Boy Fuller... per esempio... per la prima volta ho sentito Blind Boy Fuller usare la chitarra come una batteria... (Mike batte sul tavolo per rendere l'idea )… ho pensato questa è una cosa da investigare...
GF Riescono fuori le radici africane.
MC Uno strumento speciale.

divagando un po' siamo arrivati a parlare dei Cream.

MC Ieri ho sentito il disco Escalator di Carla Bley... lì c'è Jack Bruce... la voce in questo disco è così… è interessante come un poema, ma il testo non ha senso, solo parole per cantare, non c'è altro dentro... la musica è un misto di jazz, folk blues, molto avanguardia... io penso che questo tipo di progetti non sarebbero esistiti senza gruppi come i Cream. Non mi piace molto la musica dei Cream, però è stato uno dei gruppi con idee diverse dagli altri... sicuramente... sulla costruzione di una canzone... penso che Jack Bruce fosse l'intelligenza in questo gruppo... una volta io... (ride)... ho fatto una session di registrazione con l'orchestra di Mike Gibbs, un compositore, c'era Jack Bruce al basso, lui è arrivato molto in ritardo... con un sacco di musicisti... circa 60 che aspettavano il bassista... arriva Jack Bruce in ritardo... 5 minuti dopo entrano nello studio 2 poliziotti... ”Di chi è questa Ferrari qua fuori?“  e Jack Bruce chiaramente “E' mia“ e mi tira le chiavi “Spostala per favore“ ed io, afferro le chiavi al volo... dovevi vedere la mia faccia... ho pensato“ è una Ferrari... ho le chiavi... forse per la prima volta nella mia vita“(ahaha  grandi risate).
AP e la hai spostata?

MC si si, ci ho fatto un giro... (ancora grandi risate).

1 Trombettista inglese dedito al jazz New Orleans
2 A bear called Paddington , 1958 Michael Bond
3 Rhiannon Giddens ex Carolina Chocolate Drops “There is no other “ con Francesco Turrisi
4 Harry Miller , contrabbassista sudafricano, stabilitosi a Londra inizio' a suonare con i Manfred Mann e divenne uno dei musicisti più importanti della scena jazz , free jazz londinese , suona anche nel disco “ Island “ dei King Crimson
5 Film del 1924 diretto da Marcel L'Herbier
6 Film del 1929 diretto da Dziga Vertov

ringraziamo Rocco Cedrone per averci concesso le sue foto.


“Life By The Drop” - Steve e Doyle  traduzione di Gianni Franchi.

Abbiamo trovato su internet in oakcliff.advocatemag.com un ricordo di Stevie Ray Vaughan e Doyle Bramhall.

Quando uscì il singolo dall'album postumo del 1991 di Stevie Ray Vaughan, “The Sky is Crying,” ci furono tante speculazioni, in quell'era pre-internet, sul suo significato. 

Quasi ogni DJ all'epoca raccontó che “Life By the Drop” parlava della lotta di Vaughan con la sua tossicodipendenza. Ripulito e sobrio  dal 1986, Vaughan visse gli ultimi anni della sua vita in case di cura per tossicodipendenti fino a quando morì nel 1990.


"Hello there my old friend
Not so long ago it was till the end

We played outside in the pourin’ rain
On our way up the road we started over again"

Ma questi DJ non conoscevano tutta la storia. Il significato della canzone va molto oltre quello che loro pensavano. 

Vaughan non ne era nemmeno l'autore. Un suo vicino di infanzia, Doyle Bramhall, la aveva scritta. Bramhall era nato in West Dallas ed era cresciuto con Jimmie e Stevie Ray Vaughan. Erano compagni di scuola ed avevano suonato insieme in alcune band a Dallas e Austin. Lui aveva scritto “Life by the Drop” sulla sua amicizia con Vaughan.
 

"Up and down that road in our worn out shoes
Talkin’ ‘bout good things and singin’ the blues
You went your way and I stayed behind
We both knew it was just a matter of time"

Bramhall è morto per problemi al cuore a 62 anni nel 2011. La sua vedova, Barbara Logan, racconta a Texas Monthly nel 2015 che sebbene entrambi avessero problemi con la droga, la canzone parlava di vivere giorno per giorno, “one drop at a time.”

Mentre Vaughan era in giro in tour negli stadi o butava giù licks di chitarra per David Bowie negli anni 80, Bramhall non aveva raggiunto lo stesso livello di successo. .

“Doyle non era geloso”, Logan racconta a Texas Monthly, “Era orgoglioso di Stevie. Era un sogno che avevano avuto entrambi, e ora Stevie lo stava vivendo.” 

Brahmhall, batterista e cantante , scrisse con Vaughan alcune delle sue canzoni più famose, compreso “The House is Rockin’” e “Tightrope” nell'album di Vaughan del 1989 “In Step.” 

Bramhall ha scritto anche “Lookin’ Out the Window” e “Change It” per l'album “Soul to Soul.”

Ha anche registrato  con i Vaughan Brothers, l'album “Family Style.” 

Ed ha a suo nome due album di successo. Il primo “Bird Nest on the Ground”, dal titolo di una canzone di Muddy Waters uscì nel 1994. 

Ecco cosa racconta  the Fort Worth Star-Telegram su Bramhall in una storia pubblicata quell'anno.

“Bramhall trascorse la giovinezza in West Dallas circondato dai fratelli e parenti. Sua madre lavorava in un negozio di alimentari dove si incontrava gente di tutte le razze: "Da un lato della strada ascoltavi musica Messicana, dall'altra R&B; e nel negozio di macelleria, country and western.”

Bramhall e Jimmie Vaughan suonavano insieme, con capelli e vestiti alla Beatles, nella party band The Chessmen alla fine degli anni 60. Suonarono in apertura a Jimi Hendrix quando fece un concerto a Dallas nel 1968. Bramhall più tardi suonò la batteria con Freddie King e Lightnin’ Hopkins.

Si trasferì ad Austin nello stesso periodo dei fratelli  Vaughan e formò una band, the Nightcrawlers, con Stevie alla chitarra. In quel periodo scrissero la prima canzone insieme, “Dirty Pool”, che più tardi Vaughan registrò nel suo album “Texas Flood.”

“Per me, Stevie era unico. Non c'era nessuno come lui. Nella sua musica riuscivi a sentire la sua onestà e  la sua anima. È per questo che piaceva alla gente.” 

Bramhall raccontó a Guitar World prima di morire: “Dedicava tutto se stesso e tutto il suo amore a quello che faceva. Lo ammiravo molto sia come musicista che come persona perché viveva la sua vita al massimo. Ogni volta che lo vedevo era un costante avvertimento che il presente è tutto quello che abbiamo.”
 

"No waste of time we’re allowed today
Churnin’ up the past, there’s no easier way
Times been between us, a means to an end
God its good to be here walkin’"


Ricordo di un grande armonicista poco conosciuto.  di Gianni Franchi

Se ascoltate la prima traccia di "Fathers and sons" album di Muddy Waters del 1969 troverete un duetto di armoniche nel brano "All aboard". Insieme a Paul Butterfield che suona l'armonica diatonica potrete ascoltare una grande performance con la cromatica dell'armonicista Jeff Carp. 

Dalla maggior parte degli appassionati di Blues il suo nome è poco conosciuto. Eppure è stato un bravissimo armonicista che ha suonato con tutti i grandi del Blues anche se ci ha lasciato già da molti anni.

Ci sono poche notizie su di lui. Nasce probabilmente nel 1948 o 1950 a Chicago, studente universitario viene presto a contatto con il blues di Muddy Waters e forma la sua band di Blues. 

Nel 1966 si unisce, con il chitarrista Paul Ashell, alla band di Sam Lay con cui registra anche i 3 brani che vengono inclusi nell'album "Goin' To Chicago" della Testament Records.

Il 1969 è un anno pieno di partecipazioni ad album di grandi del Blues. Suona infatti, come detto, in "Fathers and son" di Muddy Waters, in "Lightnin" di Lightnin Hopkins, "Funk" di Earl Hooker (dove canta anche),  e nell'album "If You Miss 'Im... I Got 'I'm" di John Lee Hooker con la partecipazione di Earl Hooker di cui è diventato membro fisso della band dopo l'abbandono di Carey Bell.

Nel 1971 troviamo ancora Jeff nell'album di Howlin Wolf "The London sessions" in compagnia di grandi musicisti come: Eric Clapton, Stevie Winwood, Billy Wyman e Charlie Watts. Suona magistralmente apprestandosi a diventare uno dei grandi dell'armonica blues

Ma il destino  ha voluto che Jeff, purtroppo scomparisse prematuramente nel 1973. 

La sua morte è avvolta nel mistero, sembra che, in barca con moglie e figlia, cadde accidentalmente in acqua e non fu mai più trovato.

In alcuni album viene citato come Karp. 

Per maggiori dettagli e informazioni su Jeff e le sue registrazioni visitate il blog
http://thoughtsontheblues.blogspot.com/2017/02/jeff-carp-appreciation-of-under.html?m=1


Photo credits Norman Dayton.


Malcom John Rebennac, in arte Dr. JOHN 
di Vito Schiuma

“Ai tempi c’era una legge della giungla non scritta ed era molto semplice: avresti dovuto far fuori un altro pianista, batterlo al suo stesso gioco, o non avresti mai ottenuto una serata in un locale. C’erano delle contese in cui con una band suonavano quattro o cinque pianisti seduti ad un tavolo vicino al palco. Iniziava il “residente” e dopo un po’ il leader o il proprietario del locale chiamava gli altri. E lì che dovevi suonare meglio dell’altro oppure la band si sarebbe affrettata a chiudere il brano da un accordo all’altro.”

Fu in questo contesto, nella New Orleans degli anni 50, che Mac Rebennack, noto come Dr. Johnthe Night Tripper, muoveva i primi passi nel music biz, frequentando i locali per i quali suo padre riparava i sistemi di amplificazione. E fu questo ambiente altamente competitivo e costellato da pianisti come Professor Longhair, Tuts Washington e James Booker, che lo indusse a tentare la carriera da chitarrista. E sarebbe riuscito anche in quello se non fosse stato per un colpo di pistola accidentale che lo colpì ad una falange.
Politicamente New Orleans è ripartita in diciassette Wards, ovvero suddivisioni di quartiere, e nella Third Ward Dr. John passa tutta la sua infanzia, in quello che per usare le sue parole era uno “scacchiere razziale”, in cui bianchi e neri vivevano a brevi distanze, ma in rigoroso distacco. Non molti decenni prima, nelle stesse strade, avrebbe potuto ascoltare la tromba di Louis Armstrong, nato anch’egli in questa ward. Ancora meno segregazione c’era per strada e nei bar. E se suo padre gli intimava di far entrare gli amici neri dalla porta sul retro, niente gli impediva di mischiarsi con le Black Indian Tribes. Vere e proprie gang con struttura gerarchica piramidale, costituite da neri che tramandavano i costumi, le tradizioni, i ritmi di almeno tre popolazioni geograficamente lontanissime, ma ritrovatesi in Louisiana: gli schiavi africani deportati ad Haiti e Cuba e poi trasferiti a New Orleans, i francesi creoli e i nativi americani. Queste gang, che in passato non si esimevano dall’arrivare allo scontro a fuoco, avevano imparato proprio in quegli anni a sublimare la rivalità con la musica e le parate per le strade della Crescent City.

Dr. John era un pessimo studente e ogni tentativo dei suoi insegnanti di fargli leggere la musica terminava con questi ultimi che gettavano la spugna: “Tuo figlio fa finta di leggere, ma in realtà semplicemente riproduce quello che sente. Ha un buon orecchio”. Considerando che i suoi ascolti andavano dal blues delle radici, al bebop, passando per tutto il ventaglio di generi che con il tempo hanno tracciato la storia della Louisiana - stride, second-line, funk, r'n'b, jazz, gospel - più di un allievo di Conservatorio oggi rinuncerebbe a saper leggere per un paio di orecchie spugnose come le sue.
Se la storia la fanno le variabili impazzite, nel piano blues, o meglio, nel New Orleans Piano questa variabile non poteva che essere un colpo di pistola partito in una colluttazione da film di Hollywood, nella Vigilia di Natale del 1961. La falange gli fu ricucita e si sottopose a terapie per recuperare la funzionalità, ma il dito restava troppo debole per la chitarra. Il passo più semplice per lui fu passare al basso elettrico in una band Dixieland con Murphy Campo. Il lavoro non lo entusiasmava e la proposta di James C. Booker rappresentò la
svolta: “Mac, so che sei triste. Ascolta, ti insegnerò a suonare l’organo. Devi solo fare quello che ti dico”. Queste parole devono essergli suonate convincenti, visto che a pronunciarle fu colui che era all’unanimità considerato il migliore pianista esistente di New Orleans, convinto di poter insegnare la sua tecnica a chiunque. E in effetti Booker ebbe due soli allievi, Harry Connick Jr. e Mac.
Booker e Mac presero entrambi a suonare nei locali di spogliarelliste della famiglia Conforto, club aperti 24 ore su 24, con band che si avvicendavano senza nemmeno smettere di suonare, in cui le uniche pause concesse erano durante i soli di batteria.
Stralci di una prima fase della sua vita passata a esibirsi su tutti gli strumenti di una band, batteria, basso, chitarra, pianoforte, organo e percussioni, in cui la tossicodipendenza era legata a doppio filo ai ritmi incessanti dei locali e, altra faccia della medaglia, ad una città in cui ottenere le sostanze era facile ed economico, uno stile di vita che l’ha costretto a vedere tumulare più di un fratello di palco. “La droga non mi cambiava il modo di suonare o di scrivere, poteva andare bene o male. Ma sarebbe andata comunque così.” Schedato dall’età di dodici anni, la polizia non aveva bisogno di scuse per sbatterlo al fresco di tanto in tanto. Ma questa è stata la sua accademia e non sono solo i 6 Grammy Awards e l’inclusione nella Rock and Roll Hall of Fame a dargli ragione.

Mac Rebennack è stato il condensatore della musica di New Orleans, in un periodo in cui il rock‘n’roll tendeva a snellire e semplificare e la musica dei nativi era relegata alla rilevanza della musica etnica, Dr. John fondeva tutte le sue esperienze e già dal debutto, con l’album Gris-Gris (1968) registrato ai Gold Star Studios di Los Angeles, prodotto da Harold Batiste e pubblicato dalla Atco Records, mostra la propria visione di New Orleans psichedelico, con atmosfere voodoo/tribali e le radici ben salde nella clave. Considerato da Rolling Stone tra i migliori album di sempre.
Una sterzata netta verso New Orleans e un’interpretazione moderna del rhumba blues e dei ritmi del Martedì Grasso è segnata dall’album Dr. John’s Gumbo (1972) con tracce che reinterpretano classici come “Iko iko”, “Big Chief”, “Junko partner”, “Stack-A-Lee”.
Cito solo questi due ascolti per chi vuole farsi un’idea dell’importanza di Dr. John per il funk e il New Orleans Piano. Oltre trent’anni passati in studio e nelle band dei principali artisti della scena rock e blues degli States, senza mai tralasciare i pilastri di un passato ingombrante, per arrivare a fondere tutte le tradizioni e dare vita ad un genere a sé stante, caratterizzato da una propulsione ritmica incessante, una conoscenza enciclopedica delle strutture e delle forme blues e, tuttavia, reinventata da nuove sezioni armoniche e trame tematiche secondarie, arrangiamenti che mettono in bella mostra le vere bocche di fuoco della città, gli ottoni, in un tempo in cui si tendeva a elettrificare tutto.
Se è vero che Dr. John è stato l’artefice impareggiato di uno stile personalissimo, anche nella scrittura dei testi - irriverente verso una società poco attenta alla spiritualità, ma allo stesso tempo senza vergognarsi del proprio passato burrascoso - è altrettanto vero che la base di partenza è stato un livello musicale stratosferico. Basta togliere un po’ la polvere da dischi introvabili come Dr. John plays Mac Rebennack (1981, Clean Cuts) e, ancora di più, All by hisself: Live at the Lonestar (1986) per rendersi conto che non basterebbe un’intera vita per apprendere tutto il bagaglio musicale che era in grado di sciorinare in pochi brani. Mentre la sua mano sinistra detta tempo e ritmo, disegnando sofisticate linee di basso in grado di reinventarsi ad ogni giro, la mano destra emula i ritmi fluttuanti di percussioni, alternati a fraseggi di intere big band. Il pianoforte sembra letteralmente colorarsi sotto i colpi di obbligati e armonizzazioni inusitate e senza paragoni nel blues, che vanno dalle sostituzioni alla riarmonizzazione continua di derivazione gospel sulle linee di basso che la mano sinistra, dotata di cervello proprio, prosegue con la massima disinvoltura. Insomma Mac in piano solo sembrava dire “Non ho una band? Non c’è problema, ho dieci dita e una voce inconfondibile”.

Malcom John Rebennack, in arte Dr. John, scomparso lo scorso 6 giugno, è stato un rivoluzionario silenzioso, in completa controtendenza con i propri tempi, pur con un sound moderno e innovativo, e ha rappresentato un punto di riferimento per la scena blues mondiale per artisti come Eric Clapton, Etta James, B.B. King, Earl King, Frank Zappa, nonché per una vera e propria scuola di pianismo New Orleans di tutto il mondo come Jon Cleary, Tom McDermott, Davell Crawford, Tom Worrell, Joshua Paxton, Dom Pipkin, Jan Luley, Max Lazzarin.

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