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Acustic Guitar Meeting - Sarzana 2011 
di Amedeo Zittano

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai in… “cassa integrazione sicura”
ché la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
Esta… “cassa”… selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!…
Tant'è… “il mutuo amaro” che poco è più morte.

È così, mi ritrovai a travagliar in quel di Muggiano (SP).

Quando in un weekend rimani da solo, in un posto che non conosci, tra gente che non conosci e a 500 Km da casa, cogli l’occasione per fare quello che non hai potuto fare durante la settimana e, nonostante il primo caldo della stagione, ti dai da fare. Io, come un cavaliere d’altri tempi, quel giorno cominciai ad armare la lavatrice a palla; indossai i guanti in lattice e con la bandana in testa innescai la ramazza e caricai il secchio. Ero pronto a sfidare chiunque si ponesse tra me e il cesso...
Ma proprio durante gli alchemici preparativi di rito, i miei occhi scorsero chiaramente il profilo grafico di una chitarra tra le pieghe di un giornale occultato sotto una porta a mo’ di zeppa; colgo l’arcano documento che recitava: “SARZANA: Acoustic Guitar 14th International Meeting - 18 - 19 - 20 - 21 - 22 Maggio 2011” (Sarzana dista da Muggiano appena 10’ di auto ed erano anni che ne sentivo parlar bene. ndr). “Caspita! pensai, il 14 è il mio numero fortunato! non potevo mancare: “se mi sbrigo sarò lì all'apertura prevista alle 11:00” Così, gettai per aria il di lattice guanto della sfida, mollai tutto e salii in groppa al mio destriero nero a metano dirigendomi verso la Fortezza Firmafede, una cittadella medievale fortificata, tra le più suggestive che abbia mai visto.
Leggendo il dépliant scoprii della partecipazione di alcuni amici Spaghettari quali Paolo Bonfanti e i Dago Red (capitanati da Marco Pellegrini), Luca “El Bastardo” Cocchiere, il tarantino Aldo Blues, il mitico Max Prandi, e Renato “Guitar Ray” Scognamiglio. Ovviamente non mi dilungherò sul programma, sui partner e patrocini e sulle onorevoli iniziative benefiche che tanto ricevono quanto donano, tutto è su www.acousticguitarmeeting.net. Io semplicemente racconterò le mie impressioni focalizzando l'attenzione sugli aspetti che, dal mio punto di vista, ho ritenuto più interessanti.
Giunto alle porte della Fortezza noto con piacere il notevole afflusso di pubblico. All'interno un grande palco dominava la Piazza D'armi, mentre l'affascinante Diane Ponzio esprime tutta la sua anima donandoci una perfetta colonna sonora dalle sfumature blueseggianti. Nei vari piani, compresa la torre, si alternano gli spazi degli espositori di liuteria, accessori, elettronica, manualistica, meccaniche, discografie e altro; ai miei occhi è come se tutto l'universo degli strumenti a corde si fosse concentrato tra le mura della fortificazione ligure che, imponente, sembra voler proteggere tra le sue mura secolari l'inestimabile tesoro.
Il mio primo istinto è quello di dirigermi verso gli stands dei dischi in vinile, quasi come se avessi saputo di incontrarlo ancora... e infatti, eccolo! fieramente indaffarato intorno al suo banco, Angelo più noto come Mr. Blues. Lo conobbi nel 2006 al Festival Blues di Poggio Murella, Mr Blues mi fece vedere tutti i suoi dischi in vinile: roba rarissima di grande valore! I “vinile” erano sistemati in ordine di stile, geografico e temporale (infatti solo lui poteva pescare un titolo a primo colpo). Salutato Angelo comincio a girovagare tra i vari livelli del castello. Si possono ammirare splendidi modelli di chitarre, banjo, mandolini, ukulele, strumenti a corde di ogni parte del globo ed incontrare visitatori di ogni tipo: ho visto addirittura coppie di Emo che rimanevano abbracciati e senza muoversi a fissare il vuoto.
Nell'area espositiva Padiglioni, c'e uno stand davvero innovativo, quello di Ermanno Pasqualato (www.weissenbornguitar.com), un eccellente liutaio di S. Pietro Viminario (PD), che con la collaborazione di Max Prandi ha studiato una “strana” coppia di footdrums: in pratica due stomp box modificati in modo da emettere suoni con frequenze simili ad una Grancassa e un Charleston ma con una praticità e soprattutto una portabilità di gran lunga superiore ad un set di percussioni tradizionale. Uno strumento appositamente studiato per gli one man band. È interessante assistere alla definizione degli ultimi dettagli proprio nel padiglione demo dove Max Prandi ha collaudato il sistema. Non posso fare a meno di saperne di più, così chiedo ad Ermanno più informazioni e alla fine li provo tutti..
Fondamentalmente i modelli sono di tre tipologie, tutti appositamente studiati per ottenere il massimo delle prestazioni acustiche mantenendo il giusto comfort, sia tecnico (trasporto e cablaggio), che ergonomico mantenendo il piede rilassato. Il materiale della cassa armonica è multistrato di pioppo che conferisce un suono più morbido, mentre la struttura è realizzata in pino, resistente e leggero. I feetdrum possono essere usati in tutte le posizioni con una variazione del suono incredibile. Utili le scarpe con gomma morbida per ottenere un suono acustico al massimo. Un piezo a contatto rileva il suono da inviare ad un amplificatore preferibilmente a cono grande (per basso, tastiera o impianto voci). Per questa prova abbiamo utilizzato un amplificatore combinato della SR Technology di Recanati (www.sr-tech.net) dei vicini di stand che hanno partecipato entusiasti al test. Per la prova, i tecnici della SR propongono l'ultimo nato della serie Combo, il Jam400 che con i suoi 400 watt RMS in soli 21 Kg di peso, due coni da 8', un compression tweeter e un mixer on board biamplificato da nove canali, risulta palesemente una combinazione ideale per qualità e praticità.
Riepilogando:
1) Footdrum modello “classico”: è molto usato nel blues grazie al suo particolare timbro grave corposo tanto da sembrare un colpo di suola su un palco in legno che fa da grancassa. Nato infatti per il “colpo di basso”, si presta bene anche all'abbinamento tacco/punta per una ritmica più complessa. La regolazione del mixer prevede i bassi al massimo e gli acuti al minimo. Ermanno suggerisce l'uso di un compressore per chitarra con tutti i livelli al minimo, questo stratagemma è molto utile per chi vuole tagliare certi picchi di frequenza e rendere il suono ancora più soft.
2) footdrum modello “one man band”: per creare un accompagnamento costituito da basso e percussione (tipo cembalo o rullante). Il box è un blocco unico di multistrato di pioppo; su una delle due estremità è collocata una piastra ed una catena d'acciaio che danno particolare timbro “percussivo”; la percussione a catena di solito viene posizionata sull'estremità del tacco per contrapporre il suono del basso che viene dato dalla punta del piede. L'amplificatore deve essere sempre come il modello precedente. Qui la regolazione può avere un certo dosaggio di acuti per mettere in evidenza la percussione.
3) footdrum modello “Max Prandi”, si tratta di una coppia di foodrums con due funzioni diverse ma con lo stesso sistema di pick up. Un footdrum è dotato di un materiale tessile sulla superficie spesso e soffice, per dare un suono molto ovattato tipo grancassa amplificata, mentre l'altro dispone di una piastra d'acciaio e di una catena d'acciao messa a croce ed installata direttamente sotto il pick up per dare un suono percussivo leggerente più alto di volume rispetto al modello “one man band”. I due footdrums sono indipendenti e non comunicano in nessun modo al fine di ottenere due suoni nettamente distinti.. Usato ed ideato da Max Prandi, virtuoso Bluesman one man band.
Qualsiai altre informazioni possono essere richieste direttamente al sito di Ermanno.
L'atteggiamento del mio pellegrinaggio tra uno stand e l'altro subisce una lenta ma costante metamorfosi. Da impavido cavaliere a bimbo meravigliato nell'osservare tutte quelle splendide opere artigianali. Ci sono dozzine di espositori, liutai del calibro di John Monteleone e Steve Gilchrist, solo per citarne due… in buona sostanza, tra quelle mura c'e il fior fiore della liuteria italiana e internazionale.
Giunto nel fossato del castello, scopro l'Ukulele Village; qui è possibile partecipare a seminari didattici in particolare quello dedicato ai più piccoli, svelando i veri protagonisti di questo stand, i bambini. I gestori di questo spazio erano l'inglese Ken Middleton, Lorenzo detto “Ukulollo”, Max De Berardi, Veronica Sbergia, Luca Cocchiere “El Bastardo” e Marta Terribile, ma solo di cognome; inoltre Giovanna Rossi dell'Accademia “A. Bianchi” di Sarzana coordinava il Kids Guitar Corner. Queste iniziative sono state, a mio parere, l'essenza di una manifestazione di questo genere. Vederli esibire tutti insieme è stato davvero emozionante!
Il sole da circa due ore ha scapolato la mezza, il caldo è soffocante e le nere poltrone sotto il palco sembrano uscite dalla sala delle torture dei sotterranei, ma questo non scoraggia i fans di Paolo Bonfanti. Si esibisce come solista e con l'occasione, da “buon genovese”, presenta i suoi “non uno ma due dischi… alla faccia della crisi!”, come lui stesso ironicamente dichiara, “e non è tutto, c'è anche il libro!”. Lo stile è inconfondibile, unico, in acustico con la slide e con quella voce suadente capace di corrompe il più critico dei critici, sfodera il meglio di se.
Intorno alle 18 e mentre i Dago Red si preparano alla loro esibizione, il Direttore Artistico Alessio Ambrosi, sale sul palco con una chitarra, racconta dei quattordici anni passati ad organizzare questa brillante avventura tra mille difficoltà, “invecchiando”, dice malinconicamente, con essa e rivolgendo i suoi più calorosi ringraziamenti a tutto il suo staff che scherzosamente li definisce il suo “secondo stato di famiglia” e senza il quale tutto questo non sarebbe stato mai possibile. L'Ambrosi in seguito mostra al pubblico la chitarra che stringeva in mano raccontando che si tratta di un dono del liutaio di fama mondiale, Roy McAlister, li presente, che ha costruito per l'organizzazione (Associazione Culturale “ARMADILLO CLUB”), una splendida chitarra acustica, fatta con legni pregiati e appositamente personalizzata per l'occasione con rifiniture di pregio: un vero gioiello unico al mondo. Alessio lo ringrazia... (e ci mancherebbe!).
Finalmente è il turno dei Dago Red di l'Aquila. 1.200 Km a/r senza ne pernottare ne lamentarsi, lo hanno fatto con piacere per onorare il progetto “Uno strumento per l'Aquila”, una raccolta di strumenti musicali da donare a chi l'ha perso durante il tristemente famoso terremoto. Marco Pellegrini inizia invitando il pubblico ad ascoltare il loro ultimo omonimo CD, “per una giusta causa... persa” sottolineano sorridendo. Tra un inedito e una cover Marco chiede scusa a Robert Johnson per aver cambiato gli “accordi” ad un suo brano, esclamando “speriamo che non se ne “accorda”. L'esibizione si conclude tra tanto groove ed una simpatia disarmante.
Tra concerti di nuove e vecchie amicizie, arriva, purtroppo, anche l'ombra dell'ultimo sole e così mi avvio verso l'uscita notando incredulo che loro stanno sempre li, abbracciati e immobili: gli Emo.
 

 

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