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Comunicato stampa Associazione Musicateatro

Carissimi Amici e Sostenitori di Bordighera Jazz & Blues®,

sono spiacente di dovervi comunicare che l’edizione 2010 del Festival Bordighera Jazz & Blues® non potrà avere luogo. Purtroppo dopo 18 anni l’Assessorato al Turismo del Comune di Bordighera, il nostro principale patrocinatore, ha deciso di ridimensionare notevolmente il suo contributo alla Rassegna, adducendo motivazioni di scarsa disponibilità economica. Questa minore disponibilità economica, nonostante già tutti i nostri sacrifici degli anni passati, questa volta non ci consente di effettuare una Rassegna della qualità a cui abbiamo abituato i nostri fedeli sostenitori:
• 17 edizioni costellate da performaces di Artisti di fama mondiale, tra i quali ricordiamo: Dionne Warwick, Dee Dee Bridgewater, Solomon Burke, Chick Corea, Michel Petrucciani, Gloria Gaynor, Earth Wind & Fire, Blues Brothers Band, Incognito, Amii Stewart, Matt Bianco, Level 42, Cool & the Gang, Kid Creole & The Coconuts, Wilson Picket, Sarah Jane Morris, Ike Turner, John Mc Lauglin, e tanti altri….
• Un concorso nazionale per giovani musicisti emergenti che ha visto centinaia di gruppi italiani partecipanti con selezioni finali a Bordighera, davanti ad una giuria di altissima qualità e competenza (basti ricordare il maestro Vince Tempera, Ellade Bandini, Fabio Treves, Giancarlo Golzi, Stefano Senardi ….)
• Apprezzamenti e riconoscimenti quali l’inserimento tra le manifestazioni di eccellenza sostenute dalla S.I.A.E. Sede Centrale di Roma, Ente peraltro patrocinatore del Concorso nazionale per giovani emergenti.
• Finanziamenti da parte della Regione Liguria Assessorato alla Cultura, l’Amministrazione Provinciale e Prefettura di Imperia che hanno sempre considerato la Rassegna un appuntamento di elevata rinomanza.
• E non ultima la grande partecipazione di pubblico alle nostre serate che ha dimostrato ogni volta il vostro apprezzamento per il nostro lavoro svolto con passione ed impegno.
Nei termini in cui è stato posto (ovvero in maniera non equa per tutti gli eventi) il ridimensionamento del contributo non rappresenta solo una questione di carattere prettamente materiale, ma è una chiara manifestazione di scarsa considerazione e stima nei confronti di un Evento che riteniamo abbia dato lustro per anni alla nostra Città.
Ci resta solo la manifestazione del nostro dissenso nei confronti di coloro i quali non hanno veramente compreso che Bordighera Jazz & Blues® è un evento di grande qualità artistica e culturale, che ha distinto per anni la Città di Bordighera a livello nazionale ed internazionale…
Concludo ringraziandovi per il vostro sostegno in questi 17 anni di successi e di grandi soddisfazioni e vi invitiamo, qualora lo vogliate, a far sentire le vostre eventuali voci di dissenso inviando una comunicazione all’Assessorato al Turismo del Comune di Bordighera attraverso l’indirizzo e-mail: turismo@bordighera.it
Grazie a tutti e… speriamo a presto!
Bordighera, 8/6/2010

IL PRESIDENTE ASSOCIAZIONE MUSICATEATRO
Enzo Bruno
 

 

Lou Marini alla Villa Reale: «Sono ancora in missione per conto del Blues»
Il sassofonista del mitico film è il direttore artistico del Brianza Blues Festival. Appuntamento a Monza in luglio.

A trent’anni dall’uscita, è il film che tutti abbiamo visto almeno una volta, di cui tutti ricordiamo almeno una scena. Il film che i genitori fanno vedere ai figli. «The Blues Brothers», ovvero le rocambolesche avventure sonore di Jack & Elwood Blues, consacrate nell’eterno sguardo sornione di John Belushi, sono entrate a far parte del costume nazionale d’America. E del nostro. E, con Belushi, la band di mattacchioni, peraltro professionisti superbi, che accompagnavano i due fratelli nelle varie mattane in quel di Chicago.
Di quella band faceva parte e fa parte Lou Marini, il sassofonista silente che, in una delle più celebri scene del film, Aretha Franklin caccia letteralmente dal fast-food in cui Lou lavora insieme al marito di lei. «Fa parte» perché i Blues Brothers, dalla finzione alla realtà, si esibiscono in centinaia di palchi in tutto il mondo. Arriveranno anche alla Villa Reale di Monza, dove Marini, oltre che a suonare con la band, è stato chiamato come direttore artistico del primo «Brianza Blues Festival», kermesse che ha l’ambizione di aggiungere la città alla mappa delle grandi manifestazioni italiche dedicate al «sound del delta» (vedi Pistoia e Lago Trasimeno). A Lou è bastato alzare la cornetta per far approdare al Festival gente come l’ex Stone Mick Taylor. O Billy Cox, sodale di Hendrix nella leggendaria Experience: «L’ho fatto volentieri — dice al telefono da New York — per me è un onore suonare nel vostro paese, non fosse altro per le mie origini italiane. Ci sono venuto centinaia di volte con i Blues Brothers e i miei cugini di Milano spesso mi dicono che conosco l’Italia meglio di loro».
Ha chiamato le grandi star anglosassoni Lou, ma non conosceva i Distretto 51, band in cui milita il ministro Maroni: «Uh, che bizzarro. Non conosco casi analoghi da noi. O meglio, una volta ho suonato per Obama. E ho visto che sa ballare. Un’altra volta ho prestato il sax a Bill Clinton: diciamo che è stato discreto». Alla Villa Reale, Lou suonerà dunque con alcuni degli altri compagni di ventura del film: dal chitarrista Steve «The Colonel» Cropper al trombettista Alan «Mr Fabolous» Rubin. Come si spiega Lou l’eterno successo dei Blues Brothers? «Quando andammo alla premiere, nel 1980, rimanemmo un po’ delusi, perché erano state tagliate molte scene. Ma qualche mese dopo, quando mi accorsi che venivo riconosciuto ovunque per strada, mi resi conto di quello che era successo. Credo che il segreto dei Blues Brothers fosse l’innocenza. E il senso di condivisione che c’era tra di noi. Oltre alle incredibili capacità di John Belushi».
Già, il povero John, scomparso troppo presto nel 1982: «Forse venne schiacciato dalla popolarità del film. Non poteva più uscire da casa. Ma era un tipo formidabile. Che ci faceva divertire anche dietro le quinte. Ricordo che mentre stavamo girando la famosa scena del discorso al country club, ripetè il ciak cento volte, ogni volta tagliando una frase, fino a non dire più una parola. Da morire dal ridere». I Blues Brothers poi ci riprovarono con il sequel, nel 2000, ma non andò benissimo. «La parte terza non ci sarà — aggiunge Lou — io l’avrei anche fatta. Ma Dan (ndr. Aykroyd), scottato dalle troppe critiche ricevute allora, non è dell’idea». Meglio così, perché quel capolavoro non ammette repliche: e siccome tutti abbiamo nel cuore «la nostra scena» dei Blues Brothers, quale sarà quella di Lou: «Beh, a parte la mia con Aretha, sicuramente quella in cui Belushi prega e scongiura la ex-fidanzata di non ucciderlo. E si toglie gli occhiali. Ancora oggi, quando la riguardo, non riesco a trattenermi, non posso smettere di ridere».   Matteo Cruccu, Il Corriere della Sera 1 giugno 2010 

 

 

 

Spaghetti & Blues al Disco Days, Varcaturo (Na) 1 maggio



 

Massimo Salvau ha intervistato Amedeo Zittano per il programma Note Blues (http://noteblues.altervista.org/)




Warm Gun, la prima band con il "bollino"
 
Quando, qualche mese fa, Max Pieri mi comunicò l'intenzione di apporre il logo di S&B sul nuovo album dei Warm Gun ne fui particolarmente felice. Max, infatti, non è solo uno dei collaboratori più affezionati del movimento ma soprattutto un ottimo musicista ed un grande conoscitore di Blues. Ero pertanto certo che il primo disco che avrebbe rappresentato il nostro spirito sarebbe stato un buon lavoro. Dopo aver ascoltato "Blues Virus" ho trovato conferma al mio pensiero: il disco è davvero bello, per nulla banale, ed esprime una volontà di "ricerca" che i Warm Gun hanno da sempre manifestato con la scarna strumentazione formata dalla chitarra elettrica di Freddy Ghidelli e dal basso di Max Pieri. Suoni secchi, essenziali e dal ritmo incalzante, in una sola parola: Blues.
Al CD hanno preso parte ospiti di tutto rispetto quali: Mario Insenga alle percussioni, Lino Muoio al mandolino e Edo Notarloberti al violino.
Spaghetti & Blues ricambia i ringraziamenti ad augura a Fred e Max un futuro luminoso che li ripaghi del grande impegno da sempre profuso in favore della nostra musica. (Recensione su KBLF: http://xoomer.virgilio.it/hklotta/)            

 


"BluesSpeak: Best of the Original Chicago Blues Annual"  di Barry Lee Pearson
 
L’Original Chicago Blues Annual è stato uno dei più importanti periodici della storia della musica blues, fondato e gestito dal 1989 al 1995 da Lincoln T. Beauchamp Jr.
"Battezzato" da Muddy Waters con il nome di Chicago Beau, l'armonicista e produttore afroamericano è stato capace di legare il proprio nome a quello di grandi della musica tra cui: Memphis Slim, Archie Shepp, Pinetop Perkins, Fontella Bass, the Art Ensemble of Chicago, the African choir Amakhono We Sinto, e Frank Zappa. 
La sua rivista ha dato voce alla comunità blues, spesso affrontando questioni controverse come la razza, l'identità, i pregiudizi, la ricchezza, il sesso e l'ingiustizia.
L’Original Chicago Blues Annual si è espresso in una dimensione esclusivamente nera ma i suoi collaboratori sono stati anche bianchi, americani e non. Allo stesso modo, anche se le radici ed il focus principale sono stati a Chicago, la linea editoriale di Beauchamp (coerentemente con la sua attività di interprete blues e promoter) ha abbracciato una dimensione internazionale attraverso una vasta panoramica di blues proveniente da paesi come: Islanda, Polonia, Francia, Italia e Sud Africa.
Questo volume comprende il meglio dei sette anni dell’Original Chicago Blues Annual tra cui le interviste a luminari come: Koko Taylor, Eddie Boyd, Famoudou Don Moye, Big Daddy Kinsey, Lester Bowie, Junior Wells, Billy Boy Arnold, Herb Kent, Barry Dolins, ... ed interventi letterari di artisti come: Eugene B. Redmond, Quincy Troupe, Kalamu Ya Salaam, Julie Parson Nesbitt, e Hart Leroy Bibbs.
Sono inoltre presenti dei doverosi omaggi ai grandi del passato; penetranti osservazioni sullo stato del blues di Chicago, oltre a decine di fotografie di artisti, promoters e protagonisti della scena blues internazionale.
“BluesSpeak: Best of the Original Chicago Blues Annual” uscirà negli Stati Uniti il 15 febbraio 2010 edito da Chicago Beau (e noi auspichiamo, a breve, un’edizione italiana, ndt).
E' possibile ordinarlo online presso: http://www.libreriauniversitaria.it/bluesspeak-best-original-chicago-blues/book/9780252076923. Costo 20,21 euro.

 

 

 

 

 

 Archivio
 

A.A.A. cercasi Blues a Pistoia

ITALIAN BLUES RECORDS
non si selezionano solo le veline
Cinema in Blues – Gioie e dolori della filmografia blues italiana
PER UN  PUGNO DI... BLUES

Fabio Ranghiero ha intervistato Michele Lotta per The Musical Blog

 

 

 

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