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Andrea Scagliarini  (a cura di Amedeo Zittano)

Ho conosciuto Andrea a Torino, al festival di Beinasco 2004, in occasione del concerto dedicato agli armonicisti blues italiani organizzato da Luigi Tempera
dello Spaghetti & Blues. Una personalità modesta ed alla continua profonda ricerca dei propri Blues, sono le caratteristiche che più si riflettono nel musicista. Classe 1961, Scagliarini vive nel ‘79 la prima esperienza con i Mean Mistreaters, al seguito di Homesick James durante la sua prima esibizione italiana (si tratta, sicuramente, del primo tour di un bluesman di Chicago con una band italiana), fatto questo che ne segna decisivamente il percorso artistico. Nello stesso anno entra per la prima volta in sala per registrare un brano nel disco “Counting Chickens” della Paul Kelly Band (Mu Rec). Gli impegnativi studi universitari lo sottraggono a qualche anno di attività bluesistica. Riprenderà a pieno ritmo nel 1987 fondando, solo un anno dopo, i Little Red & the Roosters. Come armonicista della Phil Guy Blues Band partecipa a due edizioni consecutive dell'August B.L.U.E.S. North Halsted St. Festival (Chicago, 1991-92); nel ‘94 la Lee Oskar Harmonicas Enterprise di Seattle lo sceglie come testimonial e la rivista specializzata “American Harmonica Newsletter” gli dedica un ricco profilo biografico; nel 1997 è invitato all' 8th Annual Harmonica Blow-Off (Portland, Oregon). Una lunga serie di collaborazioni discografiche, riconoscimenti e sessions, tra gli USA e l’Europa fanno di Andrea Scagliarini un personaggio di spicco nel panorama blues italiano (e non solo). Importantissimo il periodo legato ai concerti italiani con Dave Myers (autentica leggenda del Chicago Blues, bassista in registrazioni storiche di Muddy Waters, Sonny Boy Williamson, Little Walter, Junior Wells, T-Bone Walker, ecc.) o con Eddie Kirkland (chitarrista storico di John Lee Hooker). Furono concerti in cui appariva come armonicista della Blues Gang di Dario Lombardo e non occasionali jam sessions! Ha aperto anche i concerti di artisti come Tom Principato, Sugar Blue, John Primer (che è stato chitarrista di Muddy Waters), Herbie Goings, Deborah Coleman, Paul de Lay (negli USA), Bill Perry, Tino Gonzales, Popa Chubby, Carl Weatherby, Long John Hunter, Trudy Lynn, Marcia Ball. Come sessionman ha condiviso il palco con Gary Primich, William Clarke (sortunato armonicista californiano scomparso prematuramente e del quale riportiamo, a centro pagina, la dedica per Andrea), Andy Just, Little Mike, Jumpin' Johnny Sansone, Andy Santana, Thabby Thomas, Chris Cain, Oliver Sain, Lurrie Bell, Sons of the Blues (la band di Billy Branch), Michael Coleman, Tom Principato, Kenny Neal (suo grande amico), Raful Neal e Red Archibald. Attualmente, parallelamente al lavoro di insegnante, collabora con Dario Lombardo, Luigi Tempera, Beppe Rainero & Bullfrog Blues e si esibisce in clubs e blues festival insieme ai Little Red and the Roosters ed ai DownTown Blues Band di Genova.

   

Intervista:             
   
SB: “... è il Blues a scegliere il musicista e non viceversa”. A fronte di questa idea popolare, quando e come il Blues ti ha scelto?

AS: Sono nato e cresciuto a Torino. Il blues non può avermi scelto. Sono io che, come armonicista, sono andato a cercarlo anche in Italia, ovviamente.

SB: Non avevi ancora 18 anni di età quando, nel 1979, realizzasti il tuo primo lavoro discografico. Oggi, a distanza di 25 anni, con l’esperienza e la saggezza di una età matura e di una vita vissuta in nome del Blues, come ricordi quei primi passi e cosa ti senti di consigliare alle giovani leve di oggi che aspirano a percorrere le strade del Blues?

AS: Ricordo, ad esempio, di non essere stato pagato per quella seduta di registrazione, né di aver mai visto il mio nome sulla copertina del disco. Questo fatto mi ha insegnato che suonare per piacere e divertirsi è una bella cosa, ma non bisogna regalare la propria musica, le armoniche si cambiano spesso e costano sempre di più.
Quanto ai consigli per i più giovani posso raccontare quello che ho fatto realmente. Ad esempio, io ho trascorso anni a studiare nota per nota i passaggi più impegnativi di Little Walter, Walter Horton, Sonny Terry o Sugar Blue, ma oggi non sono sicuro che sia la strada giusta. Quando ho cominciato a suonare mi mancava tutto, dalle conoscenze tecniche alla cultura musicale, dagli amplificatori ai microfoni adatti. Ho dovuto imparare partendo da zero. Oggi i giovani sono un po’ più svegli, ci sono scuole musicali, seminari, acquisti on line, Mp3, tablature, armoniche customizzate, oltre a diversi armonicisti bravi e meno bravi da cui poter imparare. Forse oggi esistono vie più facili per crescere più velocemente sullo strumento.

SB:L’esperienza negli U.S.A. ed il confronto con realtà blues diverse dalle nostre, ha in qualche modo influito nel tuo “fare” il blues all’italiana? C’è un episodio in particolare che ti ha colpito?

AS: Non capisco bene cosa voglia dire fare blues all’italiana. Io canto in inglese con la consapevolezza di quello che sto cantando e possibilmente curando la pronuncia. Se non rammento un testo piuttosto non lo canto, ma non mi invento parole o suoni inesistenti, anche se conosco alcuni colleghi che cantano il blues come lo canterebbe Celentano. Negli USA ho imparato ad essere un po’ più professionale nel rapporto con gli altri musicisti e con il pubblico, ma ho anche imparato a saper stare sul palco o su quello altrui, ad esempio durante le jam session o accompagnando un solista. Ho anche imparato che esistono delle gerarchie sul palco e fuori dal palco, così come ho verificato che la buona conoscenza dello strumento da sola non basta; anzi, talvolta ho notato che può anche infastidire gli altri. Ricordo una volta al Rosa’s di Chicago. Ero tra il pubblico e doveva suonare Carey Bell, ma lui era in ritardo. Il proprietario mi chiese di suonare qualcosa al posto suo, cosa che immediatamente feci fino a quando non arrivò Carey Bell in persona che, senza dire nulla e con l’aria visibilmente seccata, mi strappò letteralmente il microfono di mano. La colpa era solo mia, non avrei dovuto cercare di sostituirlo nemmeno per pochi minuti. Ero stato un ingenuo. In quel frangente io ero accompagnato dalla sua band, mentre tutti si chiedevano che fine lui avesse fatto. A ripensarci, forse è questo che lo ha fatto incazzare.

SB: 1988, formi la LITTLE RED & THE ROOSTERS, parlaci di quel periodo…

AS: Durò circa 10 anni. Con essa ad es. ho aperto il concerto di Sugar Blue al Nave Blues Festival (BS) nel 1993 e sono presente su due antologie di blues italiano. Ho un cd di registrazioni live che per vari motivi non è stato stampato, ma è stato largamente impiegato come demo e che presto vi manderò. Non ho usato il mio nome nella band perchè... credo che non suoni così bene come Rooster che invece è diventato il mio nickname. A dire il vero, dopo circa 10 anni ero stufo di suonare solo in Piemonte e Liguria. In Italia spesso si suona nei grandi festival accompagnando gli artisti americani. Così divenni l'armonicista della Dario Lombardo Blues Gang e cominciai a lavorare su palchi e festival più prestigiosi e, di conseguenza, a registrare dischi veri.

SB: Nel numero di maggio di JAM vi è una intervista a Charlie Musselwhite nella quale gli si chiede cosa significa suonare blues ed essere un bianco… Al di là della sua risposta, secondo te, cosa significa suonare blues ed essere un bianco italiano?

AS: Penso che se fossi un afroamericano avrei avuto, di sicuro, successo in Italia. Mettendola sul ridere posso dire che ho la carnagione scura. Negli USA alcuni pensavano fossi messicano mentre qui mi è capitato di essere scambiato per un extracomunitario. Poiché qui siamo tutti bianchi non vedo differenze. Le uniche differenze che vedo sono tra chi fa solo il musicista e chi no. Il primo al mattino dorme, io invece mi alzo e vado a fare un altro lavoro.

SB: Cos’è per te il Blues ?

AS: In termini culturali considero il Blues un patrimonio dell’umanità altrettanto importante quanto l’Opera Lirica. Tutti possono ascoltarlo e tutti possono suonarlo in qualsiasi parte del mondo. Non credo sia una questione di pelle.

SB: Grazie e spero di rincontrarti presto.

 

 

 

Discografia:
 
1979 Paul Kelly Band, Counting Chickens, Mu Rec
1996 Artisti Vari, This is my story - Blues in Italia vol.2, Larione
1998 Dario Lombardo & Blues Gang, I don't want to lose, Jazz Mobile
1998 Artisti Vari, 2120 Michigan Ave. Chicago - Italia vol.1, Il Manifesto
1999 Artisti Vari, 2120 Michigan Ave. Chicago - Italia vol.2, Il Manifesto
2003 Dario Lombardo & Blues Gang, Searchin’ for gold, Il Popolo del Blues

Riconoscimenti:
 
Blues harpist hits big time in Torino, Italy (American Harmonica Newsletter/ 1994)
One of Europe's finest harmonica players (Blue Notes, July 1997)
Fiendish harp sound (Blues Revue, Jan-Feb 1999)
Third Harmonica Player at the Italian Blues Awards 2002

 

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